Imprecare o pregare? una domanda alla nostra anima

Di fronte alla morte di un bambino o di una giovane mamma, alla sofferenza innocente del giusto o alla lenta agonia provocata da un male incurabile si può reagire in vari modi: bestemmiando o pregando, scivolando lentamente nel baratro del non senso o aggrappandosi tenacemente alla tenue radice della fede. La sofferenza difficilmente è neutra: ci interpella, ci spinge sulla strada di un “paese lontano” o ci fa bussare alla porta socchiusa della “casa paterna”, ad un focolare da sempre preparato e eccesso dalla provvidenza per le buie e fredde notti invernali. La sofferenza metto sempre e comunque a dura prova, lascia i segni, ferite che si rimarginano con gli anni ma che lasciano comunque una cicatrice.
La sofferenza interpella, sempre e comunque.
dolore e preghiera
Lo scrittore napoletano Erri De Luca ricorda: «Accompagnavo, con una piccola folla, alla sepoltura una bambina di dieci anni morta di cancro. Nel fruscio dei passi del piccolo corteo si levò d’improvviso il grido terribile del padre di quell’unica figlia, un muratore mio compagno di lavoro. Gridò: «Torturatore, me l’hai fatta torturare per un anno, mi fai schifo», gridò dritto al cielo le sue bestemmie guardando in alto e poi sputando in terra, lui ateo di sempre. Era il «tu» di un uomo a Dio, un «tu» antico che veniva dagli urli dei profeti e dopo un lungo sonno s’impennava nelle mie orecchie in un fiato di puro dolore. Quel
«tu» era così forte che dimostrava l’esistenza di Dio almeno in quell’ora e in quell’uomo. Credo che Dio non si offenda dei gridi dell’uomo, se hanno il «tu» nel dolore». Anche la bestemmia, paradossalmente, nell’ora orrenda del distacco e del dolore diventa un incontro “faccia a Faccia” a muso duro con Dio. E per chi crede? Diventa sentiero, un sentiero simile a quello che troviamo nei boschi di montagna e che i taglialegna chiamano “sentieri della legna”. Sono i sentieri tracciati dal continuo passaggio dei tronchi e delle fascine. Sono sempre puliti dal continuo passaggio della legna ma pieni di cortecce e rami spezzati. Non ci sono curve sui sentieri della legna, vanno dritti alla vetta. Sono sentieri faticosi ma una volta percorsi aprono alla solidarietà e alla comprensione. Ci ricorda don Giovanni Antonioli: «I sentieri del dolore assomigliano tanto ai sentieri della legna e tu puoi muovere in soccorso dei viandanti per aiutarli a portare dei pesi. È sempre autentica la storia del Cireneo che aiuta Gesù. Noi tutti possiamo aiutare il nostro fratello a portare i suoi pesi oppure possiamo condannarlo a portare anche i nostri. Quando noi c’incontriamo su questi sentieri possiamo aiutarci e mettere a disposizione le nostre capacità, tenendoci per mano».
Cari genitori in quest’ora buia e tetra imprecando o con la corona tra le dita incontrarci sui “sentieri della legna”, alziamo gli occhi verso il cielo, raggiungiamo insieme la vetta.