La bellezza che salva

la-bellezza-salvera-il-mondoPiù la vite è estesa e ben curata e più c’è la possibilità che nascano numerosi rami con grappoli gustosi. Essi, in verità, possono anche venire tagliati e fatti attecchire altrove, ma senza la vite non possono fruttificare. E chi decide se e quando tagliare non è forse l’agricoltore? Quindi, per portare frutto il tralcio, la vite e l’agricoltore
devono rimanere l’uno in relazione dell’altro, altrimenti non c’è speranza di vita. La stessa cosa vale per i cristiani: soltanto rimanendo uniti a Cristo e alla Chiesa possono portare frutto e comunicare l’amore di Cristo. Il “Rimanere” ci chiede di credere nella bellezza di vivere, in quella bellezza che “salverà il mondo”. In proposito riporto questa storiella: “Quando lo Spirito di Dio trasse il mondo dal Nulla, il Nulla chiese: “Chi lo salverà dal ritornare a Me?”. Lo Spirito rispose: “Lo salverà la Bellezza”, di cui il Nulla, nulla sapeva. La Prima Bellezza, quella che attrasse gli uomini a Dio anziché al Nulla, fu quella della natura. Il lampeggiare dei ghiacciai, l’animata tavolozza del mare, l’esuberanza delle forme viventi affascinarono l’uomo che si disse: “Chi si nasconde dietro tanta magnificenza?” La Seconda Bellezza nacque dalle mani dell’uomo. Egli le sentì animate da un impulso irresistibile e strano. Forgiò vasi di un’armonia mai vista, dipinse figure più misteriose di quelle esistenti, costruì edifici più fantastici di quelli naturali. L’uomo si chiese: “Chi agisce nelle mie mani?” La Terza Bellezza fu quella del pensiero. In ogni angolo del mondo, dovunque vi fosse un uomo, il pensiero deponeva i propri germi. Ne nasceva una trama di realtà che né la natura né le mani sapevano tessere, un mondo parallelo a quello visibile e, forse, ancora più ricco. E l’uomo si stupì: “Chi muove dentro di me il mio pensiero?”. L’Ultima Bellezza è quella che ognuno porta dentro di sé e i cui tratti può cogliere quando riesce a guardarsi dentro in limpidezza trasparente. Non se ne può parlare, poiché è diversa per ognuno di noi, ma la sua semplicità confina con il tutto. È tale bellezza che suscita la domanda più inquietante: “Da chi sono abitato?” Sino a che l’uomo si porrà anche una sola di queste domande sulle Quattro Bellezze, il Nulla attenderà invano che il mondo ritorni a lui.

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