La donna del silenzio

maria donna del silenzioMaria è bella perché è la donna del silenzio. In lei tutto tace. Per capire il silenzio di Maria dobbiamo inoltrarci su un sentiero di alta montagna dove le voci degli uomini cessano; dopo aver attraversato i boschi dove il vento, come le mani esperte del musicista sulle corde dell’arpa, compone, sfiorando i rami e le foglie, la sua melodia, tutto tace e i sussurri diventano echi lontani. Dopo il bosco, mentre gli alberi diventano sempre più rarefatti, rimane il silenzio e la vetta. È l’esperienza mistica della Vergine Santa. In questo silenzio assoluto la Parola eterna diventa carne, si concepisce Dio e l’uomo. Solo nel silenzio l’uomo comprende il mistero di Dio, se stesso, la storia e l’avvenire.
Sottolinea giustamente Alessandro Pronzato: «Una vera vita interiore risulta impossibile se viene a mancare il silenzio. Il silenzio, infatti, fa parte di quella dimensione delle profondità che dovrebbe caratterizzare ogni esperienza spirituale seria.
L’uomo può trovare un’apertura all’esterno. Allora fugge, evade, si dissolve nella molteplicità, si stempera nella superficialità, si disperde nell’insignificanza. Ma, fortunatamente, può anche trovare un’apertura all’interno. Allora l’uomo si ritrova, recupera l’armonia, attua uno spostamento dell’esistenza in profondità, lungo l’asse dei valori.
Silenzio come opposizione alla frammentarietà che ci minaccia e apertura alla totalità. Solo nel silenzio autentico si attua la conoscenza autentica. Anche di se stessi. “L’uomo, questo sconosciuto” (per riferirmi al celebre libro di Alexis Carrel), perché il silenzio risulta “sconosciuto”.» Questo silenzio che rende Maria bella agli occhi di Dio deve diventare la dimensione che segna la profondità della saggezza cristiana; non è solo l’esperienza di una creatura unica e del tutto particolare come la Vergine Santa. Il suo silenzio deve diventare il silenzio dei semplici e dei miti; cella interiore dove rifugiarsi per conservare il meglio di noi. Penso a un’immagine stupenda di Francesco d’Assisi, ritagliata dalla Vita seconda di Tommaso da Celano: «… Se a volte urgevano visite di secolari o altre faccende, le troncava più che terminarle, per rifugiarsi di nuovo nella contemplazione …
… Cercava sempre un luogo appartato, dove potersi unire non solo con lo spirito, ma con le singole membra, al suo Dio: e se  all’improvviso si sentiva visitato dal Signore, per non rimanere senza cella, se ne faceva una piccola col mantello. E se a volte era privo di questo, si copriva il volto con la manica, per non svelare la manna nascosta». Tutti possiamo costruirci una piccola cella per rimanere in silenzio e nel silenzio: un luogo appartato, un angolo della nostra stanza, un lembo del nostro mantello. Tutti dobbiamo e possiamo concepire Dio e l’uomo nel silenzio della casa di Nazareth.