Abbiamo bisogno di una voce buona! meditazione di don Luciano

gesti di amorePasqua significa “passaggio”. Dalla morte alla vita, dal peccato alla grazia, dal buio alla luce, dall’incredulità alla fede. Pasqua significa rendere vivibile l’invivibile, dare senso e significato agli enigmi che da sempre accompagnano l’uomo. Un letto d’ospedale, la cella di un carcerato, i corpi disumanizzati dalla fame e dalla sete diventano “luoghi sacri” se sono illuminati dalla luce del crocifisso e dalla tomba vuota di Colui che è il Risorto, il Vivente. Ma la luce del Risorto non passa attraverso i polverosi tomi di teologia o di documenti belli e significativi ma che non toccano il cuore della gente, dei poveri, degli esclusi. Oggi abbiamo bisogno di segni, di gesti, di liturgie che diventano vita, che toccano il cuore degli uomini. Gesti forti come quelli di papa Francesco che varca, come il risorto, le porte chiuse di un carcere per lavare i piedi a coloro “che abitano in questa casa”. E’ questa la profezia di ieri e di oggi: anche una buia cella può diventare “casa” se illuminata da gesti d’amore, dalla luce del Risorto che porta per sempre i segni “del riscatto”.

Vedere il Santo Padre inginocchiato davanti a dodici detenuti, tra cui un transessuale, lavargli i piedi , asciugarglieli e baciarglieli ha toccato il cuore a tutti coloro che “scontano la loro pena”, li ha riscattati, li ha umanizzati. Un gesto d’amore che non giustifica le umane debolezze, ma le accetta e le redime. E la risposta non si è fatta attendere: «Il Papa è voluto essere uno di noi, il suo amore e la sua Misericordia sono Cristo. Il carcere non è luogo sconsacrato: “Dove dimora il dolore il suolo è sacro”. Cristo arriva e porta pace alla disperazione degli uomini che sono al varco del confine, nelle urne del pianto. Arriva e libera gli spiriti legati alle catene. Cristo è uno dei nostri, fatica con noi per riscattare il nostro passato e per ripristinare i nostri giorni. Lo sentiamo camminare accanto a noi, consola la nostra libertà crocifissa, e a ogni passo sentiamo che il giogo diventa più sopportabile. Lui è stato crocifisso, ma quando vede crocifissi noi detenuti, diventa Cireneo, ci aiuta a portare il peso della croce e cammina insieme a noi e ci rende creature nuove e forti. Così, sulle macerie delle parole e degli ascolti, dentro il deserto del carcere, poveri in mezzo ai poveri e tutti nella miseria, abbiamo sperato ancora. È proprio dentro questo vivere che abbiamo capito che è cambiata la nostra storia e la nostra vita».

papaconbambini

Gli uomini d’oggi non hanno bisogno di una chiesa elitaria, di una comunità di “pochi ma buoni”; non abbiamo più bisogno di vani ragionamenti o di documenti che sono incomprensibili alla gente “dai piedi sporchi e polverosi”.

L’uomo di ieri e di oggi ha bisogno di “una voce buona”.

«Giovedì 2 aprile 2015 la voce del Papa era stanca e addolorata ma era “la voce buona”, noi detenuti l’abbiamo riconosciuta subito. Lui era Cristo. Grazie, Francesco».