Le stagioni dell’uomo

Dal fico imparate ….

ficoLa sapienza cristiana sa scorgere nei piccoli segni che avvolgono la vita dell’uomo, la presenza di Dio, i suoi insegnamenti, l’esile voce dell’eterno che riecheggia nella finitezza di un germoglio o nel vagito di un bimbo. Così mi assopisco al tepido sole autunnale mentre le foglie cadono al soffio di una lieve brezza e l’acqua del ruscello scorre tra le rocce ricoperte di muschio. E con le foglie cadono le mie sicurezze, la mia presunzione; l’acqua si porta via quello che ho racimolato, conservato, deposto nei granai di questo mondo. Insegnami, Signore, a contare i miei giorni, ricordami sempre che il dono della vita è come l’acqua del ruscello che scorre tra i dirupi. Tutto diventa provvidenza, saggezza quando la luce della tua parola tocca l’abisso della mia miseria. La coscienza della provvisorietà può essere angoscia o forza. Genera angoscia quando i granai del pane quotidiano vengono demoliti per costruirne altri dove raccolgo ciò che non mi appartiene: “Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia…” Diventa forza quando dalle foglie del fico imparo a leggere i segni del tempo, quando accetto ogni stagione della mia vita. La primavera che mi parla del bimbo interiore che mai muore dentro di me; l’estate baciata dal sole che con la sua luce ridona forza e vigore al bene e all’amore che rendono giovane il cuore dell’uomo; l’autunno che con i suoi raccolti mi svela i misteri dei frutti maturi che devo consegnare al padrone della messe; l’inverno dove tutto riposa diventando eco di un altro riposo che mai avrà fine. “Dal fico imparate…”. Imparate a vivere bene affinché il bacio della morte sia benedizione, non maledizione.