Le ultime parole di Gesù

gesu-sulla-croceNel momento della morte, una morte redentrice, cioè che salva, Gesù mette tra se e il male che cerca di annientarlo, una parola che segna la definitiva separazione tra la luce e le tenebre: “ perdona loro ”. Non si tratta di un semplice perdono ma il suggello di una vita che ha portato allo “sfinimento” del male. Gesù ha distrutto la cattiveria semplicemente salvaguardando la sua umanità, non permettendo cioè alla malvagità di renderlo “meno uomo”. “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Sono parole che tracciano un solco, che indicano una via ben precisa per isolare il male, per creare un deserto dove il risentimento non trovi l’alimento necessario per generare altro male. La morte di Gesù, quel “perdona loro” non e solo il preludio “di cieli nuove e terre nuove”, di quella città piena di luce che San Giovanni descrive nell’Apocalisse; le labbra di Gesù morente segnano l’inizio dell’uomo nuovo che neutralizza le radici velenose del male con la forza della debolezza, di un disarmante perdono. L’uomo nuovo generato dal Cristo morente non può più permettersi che “il meglio che c’è in lui”, sia scalfito dall’odio e dalla vendetta, che il male si fortifichi nel suo cuore alimentato dal risentimento e dal rancore. “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”: «Qui il male si incontra con un avversario più forte di lui; il male qui non può raggiungere il suo scopo di generare altro male; resta solo». Il perdono non è buonismo, sinonimo di stupidità o di debolezza: è forza, è l’armatura dell’uomo forte che tende una trappola al male per distruggerlo.
Nell’Evangelo di Luca la croce non è più espiazione, il tono dominante non è quello della vittima sacrificale: in Luca Gesù è colui che riconcilia il cielo con la terra e gli uomini tra di loro. La croce quindi diventa strumento di riconciliazione e di misericordia, strumento di perdono. Gesù ci riconcilia con noi stessi, con il meglio di noi; ci riconcilia con Il Padre e con i fratelli. E’ una morte che genera perdono e che trova il suggello nell’episodio del buon ladrone. Sono le ultimissime parole di Gesù: “Oggi tu sarai con me in Paradiso”. “Ricordati di me”: questa vita umanamente irrecuperabilperché non ha più la possibilità di riscattarsi, di compiere delle buone azioni, di riparare al male fatto; un disperato senza storia che chiede ad un crocefisso come lui di essere “ricordato”. Gesù lo riscatta, gli dona dignità, gli apre le porte dell’eternità: “oggi sarai con me …”
Non importa come moriremo, se da giusti o da malfattori: l’importante sarà morire accanto ad un crocefisso che redime, riscatta, salva: “Oggi sarai con me in Paradiso