Lettura spirituale: Nella bottega del vasaio

Nella bottega del Vasaio

Meditazione di don Luciano Vitton Mea

 

Questa parola fu rivolta a Geremia da parte del Signore: «Prendi e scendi nella bottega del vasaio; là ti farò udire la mia parola». Io sono sceso nella bottega del vasaio ed ecco, egli stava lavorando al tornio. Ora, se si guastava il vaso che egli stava modellando, come capita con la creta in mano al vasaio, egli rifaceva con essa un altro vaso, come ai suoi occhi pareva giusto. (Geremia 18,1-12)

 

Sono incuriosito da questo invito rivolto al profeta Geremia; lo voglio seguire soppiatto nella bottega del vasaio che si trova proprio sotto casa sua.

Il vasaio azionava con un piede il tornio prendendo con la mano dell’argilla molle, la metteva sul tornio modellandola. Le abili mani dell’artigiano plasmavano quella massa informe che le girava tra le dita, facendola diventare un vaso. Quando una suppellettile non le riusciva bene la ributtava nella massa fangosa , la ripigliava e cominciava di nuovo a plasmarla.

La metafora del vasaio ci insegna, con estrema semplicità, il rapporto tra il Creatore e la sua creatura, tra Dio, il suo popolo e ogni singolo uomo. Siamo tratti dal fango, plasmati a sua immagine, modellati lungo il lento fluire dei giorni. Io sono quel vaso che il Vasaio plasma sul tornio della vita. Quando oppongo resistenza e mi guasto subito il Signore mi demolisce, mi rigetta nella massa fangosa, mi ripiglia e comincia di nuovo la sua opera, mi ricrea, mi rende nuovo. Ma l’argilla che è stata buttata nella massa fangosa non è più quella di prima; porta con se un tratto di storia: le mie gioie, i miei sospiri, i miei amori infranti, i miei fallimenti. Quando ritorna nelle mani del Vasaio è più ricca e, seppur informe, porta con se terra purifica dall’esperienza precedente, passata nel crogiuolo di una distruzione, dall’amarezza del divino artigiano che ha dovuto ricominciare la sua opera.

Se vogliamo vivere bene questo tempo santo d’Avvento dobbiamo ritornare nella bottega del vasaio e accettare di essere purificati, ritoccati, forse distrutti. Solo così possiamo diventare nuove creature, recipienti capaci di diventare la culla di Gesù. . Vicino alla bottega del vasaio c’è un albergo; è troppo pieno, non c’è posto per il Signore che viene. Ma tra la polvere della bottega dell’artigiano c’è sempre un angolo per Maria e Giuseppe, una culla di creta dove deporre il Bimbo appena nato. E’ troppo pieno l’albergo, vado ad abitare con Geremia, scendo con lui nella bottega del vasaio.