Liturgia del giorno: Martedì 14 agosto

Libro di Ezechiele 2,8-10.3,1-4.

Cosi dice il Signore: “E tu, figlio dell’uomo, ascolta ciò che ti dico e non esser ribelle come questa genìa di ribelli; apri la bocca e mangia ciò che io ti do”.
Io guardai ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. Lo spiegò davanti a me; era scritto all’interno e all’esterno e vi erano scritti lamenti, pianti e guai.
Mi disse: “Figlio dell’uomo, mangia ciò che hai davanti, mangia questo rotolo, poi và e parla alla casa d’Israele”.
Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo,
dicendomi: “Figlio dell’uomo, nutrisci il ventre e riempi le viscere con questo rotolo che ti porgo”. Io lo mangiai e fu per la mia bocca dolce come il miele.
Poi egli mi disse: “Figlio dell’uomo, và, recati dagli Israeliti e riferisci loro le mie parole.”

Salmi 119(118),14.24.72.103.111.131.

Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia
più che in ogni altro bene.
Anche i tuoi ordini sono la mia gioia,
miei consiglieri i tuoi precetti.

La legge della tua bocca mi è preziosa
più di mille pezzi d’oro e d’argento.
Quanto sono dolci al mio palato le tue parole:
più del miele per la mia bocca.

Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti,
sono essi la gioia del mio cuore.
Apro anelante la bocca,
perché desidero i tuoi comandamenti.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 18,1-5.10.12-14.

In quel tempo, i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?».
Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.
E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.
Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».
Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta?
Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli».

Meditazione del giorno:

San Clemente d’Alessandria (150-ca 215), teologo
Il Pedagogo, I, 53-56; SC 70

“Il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli”
 

La Scrittura ci chiama tutti “bambini”; quando ci mettiamo a seguire Cristo, riceviamo il nome di “piccoli” (Mt 18,3; 19,13; Gv 21,5)… Chi è dunque il nostro educatore, pedagogo, per noi, i piccoli? Si chiama Gesù. Si dà lui stesso il nome di pastore; si definisce “il buon pastore” (Gv 10,11). Stabilisce un paragone tra i pastori che guidano le pecore e lui stesso, il maestro che dirige i bambini, il pastore pieno di sollecitudine per i piccoli che, nella loro semplicità, sono paragonati a delle pecore. “E diventeranno – egli dice – un solo gregge e un solo pastore” (Gv 10,16). Il nostro maestro è dunque naturalmente il Verbo, la Parola di Dio, poiché ci conduce verso la salvezza. E’ ciò che ha detto chiaramente per bocca del profeta Osea: “Sono il vostro educatore” (5,2 LXX).

Quanto alla sua pedagogia, è la religione: essa ci insegna il servizio di Dio, ci forma alla conoscenza della verità, ci conduce dritto in cielo… Il navigatore dirige la barca con l’intenzione di condurre i passeggeri a buon porto; così, il nostro maestro indica ai figli di Dio il modo di vivere che conduce alla salvezza, in ragione della sollecitudine per noi… Colui che ci conduce dunque, è Dio santo, Gesù, la Parola di Dio, guida dell’intera umanità; Dio stesso ci conduce, nel suo amore per noi… Nell’Esodo, lo Spirito Santo dice di lui: “Egli trovò il suo popolo in terra deserta, in una landa di ululati solitari. Lo circondò, lo allevò, lo custodì come pupilla del suo occhio. Come un’aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati, egli spiegò le ali e lo prese, lo sollevò sulle sue ali. Il Signore lo guidò da solo” (Dt 32,10-12).