Lo sguardo interiore ….Appunti e riflessioni sulla Divina Commedia –L’oscuro abisso

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di don Luciano Vitton Mea

 

“Per me si va ne la città dolente, / per me si va ne l’etterno dolore, /per me si va tra la perduta gente”.

( Inferno, Canto III ,vv.1/3)

 

 

Con questa terzina si apre il terzo canto dell’Inferno e Dante inizia così il suo viaggio “tra la perduta gente”. La terribile sentenza è incisa sulla porta che conduce nella voragine infernale, simbolo di tutti gli abissi che l’egoismo umano scava tra il cielo e la terra, tra Dio e l’uomo, tra l’uomo e il suo simile.

“Per me si va …”   L’inferno passa tra le pieghe della nostra esistenza, ognuno di noi è l’artefice, la porta del suo e dell’altrui inferno. Mi piace definire il viaggio tra le bolge infernali come il percorso tra le opere della carne; ed ogni uomo deve fare i conti con le bramosie che si annidano nel suo cuore. Ci ricorda San Paolo nella lettera ai Galati: “Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere”. Tali opere disgregano l’uomo, disperdono le sue energie migliori, e, come in una spirale, girone dopo girone, lo fanno scivolare verso il basso, toccando il tetro e oscuro abisso del nulla, là dove il dissipatore per eccellenza tesse l’eterna solitudine, compone lo straziante lamento dell’ “io” che riecheggia per l’eternità in un doloroso ripiegamento interiore. Solo calpestando la ” terra bagnata dalle lagrime” si capisce dove conduce il male, quali dolori produce l’umana cattiveria. E’ solo in questa ottica che comprendo il significato dei versi del Cantico che troviamo nel Libro di Tobia: “Egli castiga e usa misericordia, / fa scendere negli abissi della terra, / fa risalire dalla grande perdizione, / e nulla sfugge alla sua mano”. E’ necessario precipitare negli inferi per risalire nell’armonia dei cieli. Tra le bolge trovo l’uomo vecchio, le mie rughe, brandelli di un patrimonio dissipato con la “perduta gente”. Tra le balze del purgatorio mi verrà restaurata l’antica effigie , nei cieli del paradiso ritroverò la perduta giovinezza.