L’umile contenuto delle giare

Ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea… venne a mancare il vino. Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei giudei. E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le giare”. E l’acqua divenne vino.

gesu trasforma vinoLa tavola è imbandita per le nozze, ma il vino è finito. La situazione diventa imbarazzante soprattutto per gli sposi che rischiano di fare una brutta figura proprio nel giorno in cui sono in festa per il loro matrimonio. Maria si accorge, interviene e ordina agli inservienti di fare tutto quello che gli verrà detto da Gesù. L’acqua delle giare diventa vino, e Gesù compie il primo miracolo dando così inizio, secondo Giovanni, al suo ministero pubblico. Infatti le nozze di Cana sono il primo di sette miracoli, sette segni che il Vangelo di Giovanni riporta come anticipo dei beni futuri, segni che rimandano ad altri segni. È evidente che il matrimonio celebrato in Cana di Galilea diventa metafora dell’unione tra Dio e gli uomini, tra la divinità e l’umanità. Durante la celebrazione sacerdote, mettendo qualche goccia di acqua nel vino, dice: «L’acqua unita al vino sia segno della nostra unione alla vita divina di Colui che ha voluto assumere la nostra natura umana». Dio, nell’umiltà del presepe, diventa uomo per innalzare la natura umana ad una nuova dignità. L’acqua posta nelle giare è poca cosa, come misera è la nostra natura umana; ma Gesù trasforma l’umile contenuto delle giare in vino, così come innalza la nostra condizione di servi alla dignità di figli. Il vino di Cana è per noi segno dell’amore di Dio, segno della sua tenerezza, della sua sollecitudine, della sua paterna bontà. Questa carità divina trasforma anche il cuore dell’uomo, guarisce le ferite dell’anima, ci dona la capacità di essere buoni. Sì, è bello pensare che questa acqua trasformata in vino è segno d’amore e che questo miracolo avviene proprio durante le nozze di due giovani che coronano il loro sogno d’amore. “Fate quello che vi dirà!” Chi ascolta la parola di Dio si trasforma, rimane uomo ma nello stesso tempo diventa figlio nel Figlio, assume una dimensione divina. Il maestro di tavola attinge acqua dalle giare ma sulle sue labbra acquista il sapore di vino, diventa vino. Così l’uomo che vive in Dio diventa per gli uomini opera divina, segno di un mondo nuovo, di una bontà che non avrà mai fine.

(don Luciano Vitton Mea)