Meditazione del giorno: Contare i propri giorni

Meditazione sul Salmo 79

Insegnaci a contare i nostri giorni /e giungeremo alla sapienza del cuore.

L’uomo saggio ha imparato a “contare i propri giorni”, ha la chiara consapevolezza che la propria vita terrena è “come l’erba del prato, al mattino fiorisce e germoglia, alla sera è falciata e dissecca”. Chi dimentica “il color d’erba, che viene e va” (Dante, Purgatorio), cade in una pericolosa amnesia, rischia di scivolare in un vuoto esistenziale, perde il senso del limite, canta il delirio della propria megalomania. L’erba che viene falciata è l’immagine della finitudine umana, della precarietà che caratterizza il pellegrinaggio terreno, della fragilità che caratterizza ogni esperienza umana.
L’autore del Salmo chiede al Signore che il fiore del prato salga in cattedra affinché ci insegni “a contare i nostri giorni”, ad alzare gli occhi oltre la siepe che “dell’ultimo orizzonte il guardo esclude” (G . Leopardi).

Chi si rinchiude nell’angusto steccato del contingente mastica terra, si aggrappa alle cose di quaggiù, litiga per un gruzzolo di denaro, un confine, quattro mura ben adornate ma senza fondamenta. Il passare impietoso dei giorni logora le ambizioni umane, rende scivolosi i gradini del successo, spegne i piaceri effimeri, lacera le vesti di bisso, guasta i banchetti dei gaudenti, spegne lo sguardo tronfio degli arroganti. Solo chi ha imparato la saggezza del cuore, a contare i propri giorni sa che i fiori del campo non sono destinati a disseccarsi perché Dio, prima che la falce del nulla li recida, li raccoglie e li trapianta nel suo giardino che non conosce tramonto.

don Luciano Vitton Mea