Meditazione del giorno: Il setaccio della coscienza

cavatori di ghiaiaMolto tempo fa era facile vedere vicino alle anse dei fiumi o ai greti dei torrenti la figura del “sabionì” o “cavatore di ghiaia”. Quando ero bambino mi ricordo di aver visto, lungo le rive del fiume Chiese, “el sabionì”. Quando il cavatore di ghiaia vedeva affiorare, lungo i letti dei fiumi, grossi mucchi di sabbia subito si fermava e iniziava il suo duro lavoro. Nello spiazzo adiacente il fiume impiantava una rete metallica (che fungeva da setaccio) dove crivellava, a colpi di pala, la sabbia. Al di là della rete filtrava quella fine mentre al di qua rimaneva la sabbia più grossa. In un secondo tempo “el sabionì” , con l’ausilio di una carriola, caricava la sabbia che aveva setacciato sul carro che lo attendeva ai bordi della strada. Un lavoro molto duro quello del sabionì e ormai del tutto scomparso. Anche da questo antico mestiere possiamo trarre alcuni insegnamenti per la nostra vita spirituale. La rete metallica usata come setaccio dal sabionì ci ricorda la retta coscienza che deve saper discernere ciò che è bene da ciò che è male. Non è facile, per il cristiano, distinguere e separare ciò che è autentico da ciò che è spurio. La vita interiore dell’uomo è complessa e quindi è facile prendere abbagli, “lucciole” per “lanterne”. Il lavoro del sabionì è un immagine metaforica e semplice del duro lavoro che il cristiano deve fare per separare il male dal bene, per filtrare tutta la sua esistenza attraverso le reti del retto giudizio. El sabionì usava come attrezzi una pala ed una rete. Il cristiano ha a sua disposizione i Sacramenti e la Parola di Dio. Con questi potenti strumenti potremo anche cadere, venir meno, ma il Maligno non avrà il sopravvento perché non correremo il rischio di chiamare bene ciò che è male e rivestire il male con una patina di falso bene.

Da Un Dio Lavoratore, riflessioni spirituali sugli antichi mestieri di don Luciano Vitton Mea