Morire per lasciar vivere – Approfondimento al Vangelo

gesu-in-croceParlare dell’annientamento di Gesù è davvero osare l’impossibile. L’uomo Gesù vince perdendo. Vince negando a se stesso come uomo il potere di dominare, di affermarsi di fronte agli altri e sugli altri. Ne aveva una lucidissima consapevolezza che traspariva da tutto il suo insegnamento e da tutta la sua vita.
Curiosi investigatori o gente bramosa di conoscenza e di esperienze eccezionali, alcuni Greci lo volevano accostare negli ultimi suoi giorni a Gerusalemme. Egli esce con quella bellissima immagine che richiama così da vicino la parabola del regno dei cieli: «In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). II chicco di frumento è lui stesso: Gesù. L’ abbassamento dell’incarnazione raggiungerà infatti il suo estremo limite nella passione e nella morte sulla croce. Ma l’immagine del chicco di grano, che muore e dà la spiga e poi il pane, ha pure un nesso molto evidente con il mistero dell’eucaristia. La vitalità di quel seme sepolto è prodigiosa. La legge del seme è quella di morire per moltiplicarsi: non ha altro senso, altra funzione che questa: è un servizio alla vita. Così l’annientamento di Gesù Cristo: seme di vita sepolto nella terra. Per Gesù amare è servire e servire è scomparire nella vita degli altri, morire per far vivere. Ogni dono di sé è una semina di amore che fa nascere amore. Là dove è più difficile accettare l’annientamento di essere servi degli altri e di essere mangiati dagli altri, là si raccoglie più abbondante il frutto della carità. Ecco, ci conceda il Signore di arrivare a questa resa totale del nostro essere ogni volta che ci troviamo a fargli le nostre rimostranze con discorsi da ragazzi petulanti e sconsiderati. Ci conceda di immergerci nel suo mistero di umiltà e di gloria malgrado la nostra incapacità a capirlo.