Commento al Vangelo del giorno: 10 Aprile 2018 – Chiunque crede in lui abbia la vita eterna

Il Vangelo di oggi: Gv 3,7-15

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna ».

Contemplo:

Vorrei raccontare il Vangelo
Signore, sono davanti a te. Vorrei sostenere con il tuo aiuto il difficile oggi del credente, il suo impegno a custodire la fede nella nostra cultura, tra le nostre abitudini, le nostre ansie, le nostre riprese. Vorrei raccontare il Vangelo tra i miei fratelli di umanità. Vorrei condividere con loro le stanchezze, i dubbi, il peso dei sensi, la fragilità delle intuizioni. Signore pronuncia le domande giuste sulla mia vita: siano luce sul mio cammino; mi sappiano risvegliare da ogni torpore e da ogni mediocrità; mi riconducano ai motivi fondamentali della mia fede. Le tue domande mi rendano più attento a ciò che vale, mi conducano a ciò che è più essenziale. Custodisci le mie labbra: aiutami a interpretare i miei giorni con serenità e speranza.

Commento al Vangelo del giorno:

Siamo ancora in compagnia di Nicodemo, che vediamo in ricerca della verità. Oltre a rinascere e ad innalzarle il nostro sguardo interiore, oggi siamo chiamati ad allargare il cuore “perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”. E quanto sia importante allargare il cuore ce lo dice frère Roger Schutz, fondatore della comunità ecumenica di Taizè, ucciso da uno squilibrato il 16 agosto 2005. Quel giorno chiamò un confratello e dettò queste parole: “Dio viene a rischiarare il mistero del dolore umano al punto che ci accoglie in un’intimità con lui. Eccoci allora collocati su un cammino di speranza. Dio non ci lascia soli. Ci permette di avanzare verso una comunione, questa comunione d’amore che è la Chiesa, allo stesso tempo così misteriosa e così indispensabile… Il Cristo di comunione ci fa questo immenso dono della consolazione. Nella misura in cui la Chiesa diventa capace di portare la guarigione del cuore comunicando il perdono, essa rende più accessibile una pienezza di comunione con Cristo. Quando la Chiesa è attenta ad amare ed a comprendere il mistero di ogni essere umano, quando incessantemente ascolta, consola e guarisce, diventa ciò che è di più luminoso in se stessa: il limpido riflesso di una comunione. Cercare riconciliazione e pace implica una lotta all’interno di sé. Non è un cammino facile. Nulla di duraturo si costruisce facilmente. Lo spirito di comunione non è qualcosa d’ingenuo, è allargare il proprio cuore, è profonda benevolenza, esso non ascolta i sospetti”. Poi, mentre recitava la preghiera vespertina con la comunità frère Roger si accasciò in un lago di sangue. Ma il suo insegnamento è rimasto: allargare il cuore.