Il libro del Profeta Osea – Una moglie per prostituta

profeta OseaLa vocazione del profeta Osea è quella di prendere in moglie una prostituta: «Quando il Signore cominciò a parlare a Osea, gli disse: “Và, prenditi in moglie una prostituta e abbi figli di prostituzione, poiché il paese non fa che prostituirsi allontanandosi dal Signore” ». Osea obbedisce alle parole del Signore e prende in moglie Gomer, figlia di Diblàim. L’esperienza tormentata di questo matrimonio, così particolare e difficile, ci rivela l’amore incondizionato di Dio nei confronti di un popolo infedele, costantemente tentato dagli idoli, da quelle alture dove gli amanti di turno vendono vane illusioni di felicità. Gomer non rappresenta solo il popolo d’Israele ma tutti gli uomini; i suoi tratti ci sono famigliari, sono fissati per sempre in una vecchia foto che troviamo incorniciata nel salotto di casa: «“Essa ha detto: “Seguirò i miei amanti, che mi danno il mio pane e la mia acqua, la mia lana, il mio lino, il mio olio e le mie bevande…”». Ma forse mi sto sbagliando. Più che una semplice foto il libro di Osea è un vero e proprio albo di famiglia, tratti molteplici di sentimenti e di emozioni contrastanti che si accavallanoe si sovrappongono; un alternarsi continuo di manifestazioni di amore appassionato, di minacce, di gelosia, di rimproveri e denunce contro l’infedeltà, di espressioni piene di tenerezza e di annunci di terribili castighi, infine di promessa restaurazione finale. Da notare che in Osea, come in tutti i profeti, l’ultima parola è sempre una parola di speranza, anche nelle situazioni più drammatiche, perché l’amore del Signore è più forte di tutte le infedeltà dell’uomo. Gomer rappresenta l’amore fragile e debole dell’uomo, quella incapacità adulterina d’abbandonarsi ad un dono completo e definitivo. Le alture, i suoi culti, i suoi idoli sono il miraggio degli uomini; l’amore adulterino lo troviamo agli angoli delle strade ed è facile lasciarsi abbindolare, convincere e infine tradire. Tutti lo facciamo, costa poco tradire, diventare meretrici che lasciano il focolare domestico per accostarci ai culti di questo mondo, ai piccoli o grandi piaceri della vita. Lasciando l’Eden di Dio c’è sempre un “Baal” di turno che ci lusinga, che ci promette un poco di considerazione, un posto di lavoro, una facile carriera, trenta denari, il prestigio del potere. Amanti esigenti che ci fanno diventare “figli di prostituzione”. Gomer ci è famigliare: è nostra madre in questa umana miseria.