Rendere testimonianza alla verità

rendere testimonianaza alla veritaLa liturgia di domani, suggello ciclo liturgico dedicato all’Evangelista Marco, ci ricorda la signoria di Cristo, Re dell’universo. Il profeta Daniele descrive una sua impressionante visione notturna. A quattro bestiali figure si contrappone quella rassicurante del Figlio dell’uomo. Dio è rappresentato come un vegliardo che consegna il potere sulla storia umana al figlio Gesù, che da questo momento diviene il Signore assoluto di tutto l’universo. L’Apocalisse ci presenta Gesù quale primogenito della creazione nuova, l’inizio e il termine di tutta la storia della salvezza. Nel Vangelo, Pilato non affronta seriamente il problema della possibile regalità di Gesù. Mettersi sotto il potere di Cristo Re non comporta solamente il futuro possesso del regno dei cieli, ma anche un’incipiente conquista, per vivere la propria esistenza con il sigillo di un’autentica dignità umana. Ieri è toccato a Pilato prendere posizione di fronte a Cristo Re; oggi tocca a noi. E’ relativamente facile per tutti cadere nell’equivoco del procuratore romano quando, dopo essersi chiesti se davvero Gesù sia re, non ci si ferma a valutare il peso della risposta, e non se ne accettano le conseguenze pratiche. Anche per noi Cristo Re potrebbe costituire una breve “avventura liturgica”, che termina con la fine della celebrazione eucaristica; mentre il potere lo teniamo per noi, negandogli, di fatto, di regnare sulla nostra esistenza. Possiamo ridimensionare il “Pilato” che c’è in ciascuno di noi, e lasciare maggior spazio al discepolo autentico, nella convinzione che accettare lealmente la regalità di Cristo significa regnare con lui, da subito e per tutta l’eternità. Noi, con il battesimo diventiamo in Cristo re, sacerdoti e profeti. Appartenere al popolo “regale” significa essere signori di se stessi, liberi dai condizionamenti che da ogni parte ci avvolgono, perché liberati da Cristo. Proprio perché liberi, si può servire disinteressatamente senza pretese di dominio, ma con l’umile ambizione di costruire ogni giorno il regno di cui siamo fatti partecipi. Chiediamoci: ho coscienza che con il battesimo divento in Cristo re, sacerdote e profeta? Come vivo questa grande realtà? Non è doveroso ripetere ancora una volta a Gesù tutta la mia riconoscenza e riconfermargli la fiducia più assoluta?