Una spirale che ti spoglia (di don Luciano)

uomo senza nomeL’uomo senza nome, privo d’identità, che scendeva verso Gerico giace esamine, “mezzo morto”, precisa l’evangelista, ai bordi della strada; quando il male penetra nel cuore umano, come i briganti, gli porta via tutto, lo svuota da qualsiasi sentimento. Il peccato genera piaghe purulente che intaccano la coscienza, i legami più sacri, il rispetto di se e degli altri. Non sappiamo dove ci può portare il male, condurre il peccato.
E’ una voragine di cui non si intravede il fondo, una spirale che ti spoglia rendendo l’uomo simile “alla scimmia di Dio”. Può assumere nomi e volti diversi il malcapitato della parabola: ora è Giuda, poi assume il volto di Pietro, può essere uno dei tanti “Erode” che nel buio tramano contro Dio e contro i suoi figli. E’ il nostro volto quando ci allontaniamo da Gerusalemme, dalla casa del Padre, per recarci in un paese lontano.
Abbiamo ascoltato proprio in questi giorni il brano di Matteo che ci ha narrato la strage degli innocenti ordinata da Erode. E’ di oggi, mentre sto scrivendo, la terribile notizia dell’uccisione di bambini neonati con sindrome di Down perpetrata dal sedicente stato islamico. Come possono gli uomini arrivare a tanto? Mistero del male. Quando muore in noi l’“umanità” si genera la tenebra, si diventa figli delle tenebre. Era notte quando Giuda tradì, c’era buio nel tetro palazzo di Erode quando ordinò l’eccidio. Quando giacciamo esamini sulla strada verso le tante “Gerico” di questo mondo, quando i briganti ci lasciano “mezzi morti” al nostro misero destino, entriamo nel mistero del male, la cattiveria si impossessa di noi. Basta poco per incappare in chi ci vuole rubare l’innocenza, il senso del dovere, la capacità di credere nel bene, l’onestà, uno sguardo misericordioso verso chi ha bisogno della nostra tenerezza. Sono tanti i briganti che, sulla strada che scende verso Gerico, hanno il compito di “distruggere l’opera di Dio, desolare le coscienze, spargere il dubbio, insinuare l’incredulità, togliere la fiducia in Dio, cancellare il Dio dai cuori di tante creature”.

(don Luciano Vitton Mea)