Una trave da amare

Facile a vedersi è l’errore altrui,
difficile a vedersi, invece, il proprio:
si vagliano gli errori altrui
come la pula del grano,
ma si nascondono i propri
come il baro nasconde il tiro perdente dei dadi.

Di colui che ravvisa gli errori altrui,
che nutre sempre sentimenti di disprezzo,
di costui crescono le contaminazioni,
anzi, egli è ben lontano dalla loro eliminazione.

Questi detti tratti dalla saggezza buddista sembrano essere un eco lontano del monito evangelico «Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio?» Partire dalla nostra “trave” diventa la strada maestra per raggiungere la pace del cuore, la serenità interiore che ci permette di coltivare relazioni limpide e trasparenti con tutti. Colui che impara a guardare se stesso, il proprio cuore, a vagliare la pula del proprio grano non avrà mai sentimenti di disprezzo nei confronti degli altri. Il vero nemico non abita nella casa accanto ma nelle quattro mura della nostra esistenza. E’ la trave, appunto, che si trova nel nostro occhio e che deve essere rimossa con pazienza e nella carità. Dobbiamo amare il nostro nemico, cioè il peggio che abita in noi, guardarlo con gli occhi innocenti di Cristo. La carità è un fuoco che brucia le gramigne interiori, che riduce in cenere la trave che portiamo dentro di noi. Il nostro primo nemico lo troviamo in noi, non nel volto di chi ci sta accanto. Amando la nostra vita in un cammino di vera e autentica conversione amiamo tutto ciò che ci circonda, i volti più o meno luminosi di coloro che incontriamo sui polverosi sentieri della nostra esistenza.