Uno sguardo impuro! – di don Luciano Vitton Mea

«Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dall’alto di quella terrazza egli vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella di aspetto. Davide mandò a informarsi chi fosse la donna. Gli fu detto: «È Betsabea figlia di Eliàm, moglie di Uria l’Hittita». Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Essa andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla immondezza. Poi essa tornò a casa».

uno sguardo impuroNel Vangelo la purezza è strettamente legata al cuore e agli occhi: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio” Il re Davide, intorpidito dall’ozio, ha uno sguardo impuro, vede Betsabea ed è colpito solo dalla sua bellezza. Il suo è uno sguardo superficiale, che non va oltre alla sinuosità delle forme, che si ferma al bagliore accecante “dell’apparire”. E’ un uomo moderno quello che viene descritto nei primi versetti del capitolo undicesimo del secondo libro di Samuele. Infatti, come sottolinea, Luigino Bruni “la purezza è la parola meno capita e amata dalla nostra civiltà dei consumi e della finanza”. Tutto è forma, sembianza, corpo, vigore, muscoli, perfezione, efficienza nella decadente civiltà occidentale. “La donna, infatti, era molto bella di aspetto”. Che a Davide piacessero le donne è risaputo e anche Dio lo sapeva: “Così dice il Signore, Dio d’Israele: Io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa di Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi avrei aggiunto anche altro”. Ecco la radice del peccato di Davide e dei nostri peccati: l ’uomo quando vive nell’abbondanza si dimentica dei doni ricevuti, di Dio e dei fratelli: i suoi occhi diventano impuri. L’uomo puro va oltre la superficie, il suo sguardo va oltre il corpo. “Beati i puri di cure perché vedranno Dio”.
Uno sguardo retto e buono sa vedere Dio nella bellezza delle creature, l’interiorità delle persone, la presenza dell’Altro e degli altri. Gli occhi di Davide non vedono più Dio, la presenzaassenza di Uria l’Hittita, la dignità della stessa Betsabea. Davide ne approfitta della sua posizione, dell’assenza di chi lo sta servendo, si permette di “alzarsi dal letto in un tardo pomeriggio” mentre la sua gente lotta e combatte per lui.
L’impurità non consiste in un atto ma in una cecità interiore che fa ripiegare su se stessi, che “non vede più negli altri, nel mondo e nel cuore una presenza d’infinito”, il tabernacolo di una presenza che va oltre l’effimero, la superficialità delle “forme”, l’attimo fuggenti di una sensazione. Beati i puri di cuore perché vedranno Dio: “senza purezza il mondo non lo capiamo, perché vediamo solo le sue dimensioni più superficiali e ci sfugge la visione delle cose più belle”.