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Vangelo del giorno – 17 febbraio – Lc 11, 29-32: questa generazione è una generazione malvagia

jonah-and-the-whale-GoodSalt-lwjas0255In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:  «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

 

Contemplo: Lavami, o Dio, dalla mia colpa (Sal 50,4)

«Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro» (Sal 50,4). La nostra esperienza quotidiana ci insegna che siamo poveri peccatori, fragili e incostanti nel bene, nella fiducia in Dio. Riconoscere davanti a Dio il nostro peccato e chiedergli perdono è il primo passo verso la pace interiore. Saremo così capaci di comprendere e perdonare il nostro prossimo.

 

Medita … ma qui nel mondo

Meditazione di Fiorella Elmetti

“Voglio stare nel mondo, dare un senso alla mia vita, e riempirla di sorrisi nuovi e veri”, diceva una canzone di Pierangelo Bertoli. In questi brevi versi si rileva la volontà di condividere la vita, anche se difficile, cercando di migliorarla e di renderla più vivibile. Ben diverso è stato il comportamento di Giona che per paura fugge prima la vocazione che Dio gli assegna, poi la accetta anche se a malincuore, predicando la necessità della conversione dai peccati. Eppure, Dio non lo mette in castigo come un profeta fallito, ma fa di lui “un segno per quelli di Ninive”. Con Gesù la nostra vita acquista profondità: “qui vi è uno più grande di Giona”. Etty Hillesum ce lo conferma a modo suo: “E’ vero, ci portiamo dentro proprio tutto, Dio e il cielo e l’inferno e la terra e la vita e la morte e i secoli, tanti secoli. Uno scenario, una rappresentazione mutevole delle circostanze esteriori. Ma abbiamo tutto in noi stessi e queste circostanze non possono essere mai così determinanti, perché esisteranno sempre delle circostanze – buone e cattive – che dovranno essere accettate, il che non impedisce poi che uno si dedichi a migliorare quelle cattive. Però si deve sapere per quali motivi si lotta, e si deve cominciare da noi stessi, ogni giorno da capo”. Di certo, non possiamo contare sulle nostre forze umane. Di certo, dobbiamo tenere gli occhi aperti e il cuore in ginocchio per non lasciarci assorbire dalla routine, dal “tanto…cosa posso fare io?”. Don Aldo Vignola affermava che occorre “una vita di preghiera, ma qui nel mondo: dove si vive, si condividono e si devono santificare con Cristo i valori e le tensioni del proprio tempo, le fatiche e le gioie, le aspirazioni e le pene degli uomini, per cercare insieme in Cristo la risposta ai loro problemi…”.