Commento al Vangelo del giorno: Fuori di sè

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In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.  Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».

 

Medita

È vero, concordo con i parenti di Gesù: “È fuori di se”. Senza saperlo i famigliari di Gesù ci rivelano un tratto nuovo ma autentico del Signore. È tipico di colui che ama essere fuori da se stesso, perdersi completamente nell’amato. È la legge dell’amore, l’unica nota che ci fa capire le dinamiche dell’innamoramento. San Paolo parla di “follia” riferendosi alla croce e Gesù è andato in croce per la salvezza degli uomini.

Per amore Gesù “è fuori”. Fuori dalla sua Casa, straniero in una terra e in un regno che non gli appartiene; lo dice con chiarezza davanti a quella “buona lana” di Pilato: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Quindi Gesù è fuori: fuori dai suoi privilegi divini, da ogni compromesso col male, da ogni logica con il potere umano. Nasce fuori dai centri abitati, in un rifugio per animali, perché “non c’era posto per loro nella locanda”; muore fuori le mura di Gerusalemme, tra due “fuorilegge”, sul Golgota.

Bisogna essere “fuori di se” per farsi toccare da una peccatrice, per entrare nella casa di Zaccheo, per chiamare un “losco figuro” come Levi, esattore delle tasse. Bisogna “essere fuori” per affidare la cassa del gruppo a Giuda, ladro e tanto avido da tradirlo per trenta denari. I parenti di Gesù hanno ragione, sono lungimiranti: bisogna “essere fuori di se”, cioè pazzo, per morire per me, per ogni uomo segnato dalla lebbra del peccato; ma è la legge dell’amore, della “follia della croce”.

don Luciano