Vangelo di oggi

IL VANGELO DI OGGI – LUNEDÌ 27 FEBBRAIO

Mc 9,14-29

Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli.
Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”.
E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”.
Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna»

Parola del Signore

Contemplo:

O Misericordioso che piangi con noi fin dalle prime lacrime di Adamo ed Eva, sciogli con il tuo sguardo ogni durezza del nostro cuore.
Rendici capaci di ricevere e dare la tua divina compassione. Non lasciarci giudicare gli altri con la nostra misura avara e falsa, ma con la tua longanime ed abbondante, fino a ritenerci soltanto noi debitori a tutti, debitori di una carità sempre più grande, di una tenerezza sempre più struggente.
Sì, o Misericordioso, che piangi su di noi e con noi, tu sei venuto tra gli uomini nudo e umiliato, povero e malato, solo e rifiutato. Non lasciare che ti passiamo accanto senza guardarti, non lasciare che ti viviamo accanto senza riconoscerti e amarti.
Tu, o Misericordioso, sei colui che porta il nostro peccato, fin dalla prima caduta che ci ha resi miseri e infelici; tu asciugherai i nostri occhi, teneramente, fino all’ultima lacrima per tramutare in gioia di salvezza tutto l’umano pianto.

Commento al Vangelo di oggi:

Gesù, senza ombra di dubbio e senza spazio di reticenza, chiaramente afferma che l’ultimo esame sarà un esame di carità. Egli ci chiederà che cosa ne abbiamo fatto, nella nostra vita e attraverso la nostra vita, del Fuoco che Egli ha acceso quaggiù con il dono dello Spirito Santo. Allora non basta “pensare bene” per essere a posto davanti a Dio: Egli ci chiederà che cosa abbiamo fatto di bene al nostro prossimo, perché “non chiunque mi dice: Signore, Signore entrerà nel Regno dei Cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli” (Mt 7,21).
Non ci chiederà che cosa abbiamo promesso (promesse se ne fanno tante!) ma cosa abbiamo mantenuto; non ci interrogherà sulla fede ma sulle opere, perché “la fede senza opere è morta” (Gc 2,17). Infatti non solo dobbiamo conoscere Gesù per essere salvi, ma dobbiamo “riconoscerlo: riconoscerlo nella nostra famiglia, nella nostra comunità, nel nostro ambiente di lavoro, nei sofferenti e nei poveri che ci passano accanto invocando l’amore prima dell’elemosina.

   

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