A causa di Gesù…

Gesù è venuto in terra ad aprire un cammino fra gli uomini, perché gli uomini a loro volta prendano questa strada e seguano Gesù. Non c’è altra via possibile per nessun uomo. Prima o poi, in un modo o in un altro, ogni uomo si trova sul cammino di Gesù, magari anche soltanto nell’ora della morte. E Gesù parla spesso di coloro che lo seguono e che chiama suoi discepoli.
Traccia loro la via, ne indica le condizioni, i rischi, le insidie. I modi della sequela di Gesù sono molteplici ma tutte le strade hanno come sbocco la medesima consegna totale di sé a Gesù, a quell’obbedienza che fu la sua, obbedienza fino alla morte su una croce, prezzo e cammino della risurrezione.
Seguire Gesù è rinnegarsi, accettare di perdere apparentemente la propria vita. Tale proposta non sarebbe soltanto azzardata, ma aberrante se Gesù non avesse aggiunto tre brevi parole che ne cambiano radicalmente il senso: “a causa mia”.

A causa di Gesù. Chi osa parlare così parla per amore. E chi parla per amore non propone un itinerario che conduce alla morte, ma che si apre alla vita. Colui che ama è strappato da se stesso dall’oggetto del suo amore. Egli non sarebbe più capace di vivere ripiegato su se stesso perché l’amore tende a dispiegare al massimo tutte le potenzialità che sono in lui. L’amore gli dà dinamismo, decuplica le sue forze, feconda le sue parole, le sue azioni. E che dire quando si tratta dell’amore di Gesù! A causa di Gesù, potrà dire san Paolo, e per conoscere la sublimità del suo amore, ha osato considerare tutte le cose come spazzatura (cfr Fil 3,8).

A causa di Gesù. Queste quattro brevi parole dicono altro ancora.
Infatti l’amore non soltanto potenzia le risorse di colui che ama, ma fa altresì entrare nel mistero di colui che si ama.
Si, tutto facendo e tutto sopportando a causa di Gesù, esultiamo di una gioia ineffabile e piena della gloria di Dio.

(A. Louf, Seul l’amour suffrirait, Paris 1982)

briciole di vangelo

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