Atti degli Apostoli: Cap 15 – Il Concilio di Gerusalemme

Il capitolo 15 è centrale, negli Atti perché segna il momento in cui l’apertura ai pagani, diventa scelta effettiva, concreta, di tutta la Chiesa.

concilio di Gerusalemme

15,1-211 Il problema

È finito il primo viaggio missionario. Paolo e Barnaba tornano ad Antiochia, da dove erano partiti. Sono entusiasti, comunicano alla Chiesa la grossa novità cioè che ormai non è più un caso isolato che dei pagani chiedano di diventare cristiani ma è un movimento di massa.

Grande entusiasmo nella comunità cristiana di Antiochia. Finchè arriva la doccia fredda portata da un gruppo di cristiani che arrivano da Gerusalemme.

15,1 Voi non potete essere salvati se non vi fate circoncidere

Qual è il ragionamento che c’è sotto?

Gesù è il Cristo. In quanto Cristo è il Messia.

— Come Messia è colui che realizza le promesse del Padre. Ma le promesse del Padre sono state fatte a Israele. A Israele si appartiene attraverso la circoncisione.

— Se voi volete partecipare alla salvezza realizzata da Gesù… dovete far prima parte del popolo d’Israele.

— Quindi, dovete farvi circoncidere… Se c’era una cosa che l’esperienza ha insegnato a Paolo che è falsa, è proprio questa. Tutta la Sua vita è stata un osservare la Legge di Mosè.

— E attraverso la Legge di Mosè a cosa era arrivato, pur con tutta la sua buona volontà e il suo impegno? A essere bestemmiatore e delinquente… Paolo, con la sua esperienza di vita, deve dire:

— Non è stata la mia osservanza della Legge che mi ha salvato.

— Non è stata la mia circoncisione, che mi ha salvato.

— Non è stato l’appartenere al popolo dell’alleanza, che mi ha salvato…

— È stato l’aprirmi all’imprevisto.

— A questo Gesù, che è entrato prepotentemente nella mia vita…

— E se questo è stato vero per me, perchè non dovrebbe essere vero anche per uno che non ha la circoncisione e non proviene dalla Legge di Mosè?…

— È Cristo che salva…!’.

Ne nasce una discussione violenta:

15,2 Violenta discussione… Paolo e Barnaba non sono d’accordo…

La discussione si fa aspra perchè sia da una parte che dall’altra sono convinti che ne va del senso dell’esistenza perchè sia da una parte che dall’altra, la propria posizione è fondata su una ‘logica’ che utilizza le stesse affermazioni, ma per giungere a conclusioni opposte.

Da una parte l’autoaffermazione dell’uomo (anche se camuffata dall’atto di fede) e dall’altra il totale abbandono alla misericordia di Dio e Paolo sa per esperienza quanto sia ingannevole la prima soIuzione

15,3 Si decise di presentare la questione agli apostoli… Andiamo a Gerusalemme e vediamo cosa ne pensano gli apostoli, i testimoni di Gesù.

Infatti, chi meglio degli apostoli è qualificato per verificare se un comportamento è conforme al vangelo di Gesù Cristo?…

Quando noi cristiani discutiamo su un problema, qual è il punto di riferimento sul quale Ci verifichiamo?…

Quel che penso io… ? Quel che pensi tu… ? Quel che pensa la maggioranza… ?

In realtà solo la Parola è il punto di riferimento qualificato. Tutti gli altri, ovvero tradizioni, abitudini interessi, vanno sottoposti al suo vaglio.

15,4 Paolo e Barnaba… giunti a Gerusalemme furono ricevuti dalla comunità, dagli apostoli e dai responsabili… e riferirono

Notate come è organizzata la Chiesa di Gerusalemme;

Il gruppo degli apostoli, che non fa parte dei responsabili della Chiesa. Si tengono a un livello più disimpegnato rispetto alla comunità locale. Anche per essere più disponibili per un’opera più ampia.

Inizia quindi la discussione:

Anche a Gerusalemme c’è un gruppo che dice: ‘Han ragione coloro che dicono che bisogna circoncidere i pagani…’

Questo per ricordarci che il problema che sta alla base del Concilio di Gerusalemme non è un problema solo di ieri’. È il problema di ogni generazione cristiana. Di ogni gruppo, all’interno di ogni generazione. E di ciascuno all’interno del suo gruppo perché il vangelo va interiorizzato e attualizzato da ciascuno nella sua vita concreta.

Il primo Concilio della storia della Chiesa

Come viene affrontato il problema?

15,6 Allora gli apostoli e i responsabili si riunirono per esaminare il problema…

Abbiamo detto che la comunità è riunita con i responsabili per ascoltare la relazione di Paolo e Barnaba.

Nel versetto 6 si dice che il Concilio è tenuto però solo dagli apostoli e dai responsabili. Si prega e si riflette davanti a Dio in quanto ‘responsabili’ incaricati da Dio di essere ‘guide’ per la comunità.

Luca riporta tre testimonianze. Quella di Pietro, che parla per primo, è il capo della Chiesa, ha avuto le prime esperienze.

Poi parla Paolo, che racconta la sua esperienza missionaria.

Alla fine parla “il Ratzinger della situazione”, l’apostolo Giacomo il Minore, che tira le conclusioni della discussione.

15,7-11 L’intervento di Pietro

Pietro non fa una discussione teorica su Legge di Mosè e fede in Cristo. Non cerca motivazioni razionali per far emergere ombre e luci delle due posizioni, o per influenzare in un modo o nell’altro l’assemblea.

Racconta una storia. Quella che ha vissuto lui. La storia che Dio gli ha fatto vivere.

Notiamo le sue affermazioni principali.

  • Da tempo Dio mi ha affidato il compito di annunciare la salvezza ai pagani.
  • Dio l’ha fatto perchè conosce il cuore degli uomini.
  • Ha dato loro lo Spirito come a noi.
  • Essi hanno creduto e Dio li ha liberati dai loro peccati.
  • Noi che siamo ebrei, è proprio vero che viviamo secondo la Legge di Mosè?…

Quindi: ‘Non provocate Dio imponendo ai credenti un peso che noi stessi non sappiamo portare’.

Quest’ultima affermazione, sulla bocca di un pio ebreo, è un’ammissione notevole: ‘Perchè vogliamo buttare addosso a loro un peso che noi facciamo fatica a sopportare?’

E la Legge ebraica è un bel peso… Quando uno sa che deve tener conto di oltre seicento precetti quotidiani.

Notate, da una parte la Legge è un dono enorme: non puoi passare un secondo senza ricordarti che vivi alla presenza di Dio, ma dall’altra, esser fedele a tutti i precetti… non è molto semplice… Conoscete infatti quel detto ebraico circa la venuta del Messia: ‘Dio manderà il Messia quando tutti gli ebrei riusciranno a osservare tutti i precetti del sabato per due sabati consecutivi’.

Ma l’affermazione-chiave la traviamo nell’ultima frase. ‘In realtà sappiamo che anche noi siamo salvati per mezzo della grazia del Signore Gesù, esattamente come loro’.

Cosa c’è dietro questa affermazione? L’esperienza, il ricordo del proprio tradimento, delle proprie chiusure, dei propri fallimenti…

Pietro sa che se è Pietro non è perchè lui è stato fedele, non solo non è stato fedele alla Legge mosaica, non è stato

fedele a Gesù Cristo! Non ha avuto il coraggio di testimoniarlo quando era il momento… L’ha rinnegato… E, nonostante questo, è stato accolto

È l’esperienza del rinnegamento e dell’accoglienza gratuita, che fa dire a Pietro: ‘Non è per quel che facciamo che siamo  salvi. È lui che ci salva gratis, e basta! E se salva gratis noi che siamo ebrei, perchè occorre far diventare ebreo chi non lo è?

Quindi la vera motivazione di Pietro, non è culturale ma esperienziale. Come quella di Paolo.

  • Un’esperienza fatta sugli altri: ‘Ho visto che Dio ha dato lo Spirito a loro come a noi, senza far differenze…
  • Un’esperienza personale, fatta su se stesso: ‘Io so di essere qui non perchè me lo merito, ma perchè perdonato e accolto gratis.

Quindi, cos’è che salva? L’essere accolti e perdonati gratis e per aver questo non occorre avere nessuna etichetta…

Detto da Pietro, questo, non è poco. È una confessione pubblica, che ci ricorda che noi, come cristiani, non andiamo mai ad annunciare noi stessi: ‘Guardate me perchè sono bravo’. Mai.

Il cristiano è mandato ad annunciare, che cosa? La sua esperienza: ‘Dio ha perdonato il mio peccato’.

Quindi: ‘Dio è bravo’. Non: ‘Noi siamo bravi’

C’è poi l’intervento di Paolo, che racconta quanto Dio ha compiuto nel suo viaggio missionario.

Quindi interviene Giacomo, l’osservante della Legge.

L’intervento di Giacomo

L’apostolo Giacomo è conosciuto come un duro, il capofila dell’opposizione a Paolo ma davanti all’intervento di Pietro, al quale è seguito un significativo ‘silenzio’… e dopo le testimonianze di Paolo e Barnaba, capisce qual è la direzione che lo Spirito vuol imprimere alla sua Chiesa e si adegua… Applicando al caso le parole di Amos 9,11-12.

Allora gli altri uomini cercheranno il Signore, anche tutti i pagani che ho chiamato a essere miei…

Da buon credente in Cristo e da pio ebreo, riconosce che la chiamata alla salvezza dei pagani è progetto di Dio fin dall’Antico Testamento quindi…

15,19 Non dobbiamo creare difficoltà per quei pagani che si convertono a Dio…

Basta Cristo per essere salvati. Però… D’accordo che la Legge di Mosè è superata dalla nuova alleanza nella croce di Cristo, ma dovremo davvero accettare queste persone senza porre nessun limite?

15,20 Ci sono tre cose che sono comunque irrinunciabili e i pagani convertiti vi si devono adeguare…

Quali?
* Non mangiare la carne di animali sacrificati agli idoli
* Evitare i disordini sessuali (astenersi dalla impudicizia)
* Non bere il sangue nè mangiare la carne di animali soffocati

Sono le ‘astensioni’ che vengono chieste ai pagani perchè possano trovare salvezza in Cristo ed essere accolti nella Chiesa

Le prime due sono restrizioni cultuali. La terza è una restrizione alimentare.

Analizziamole brevemente.

1) Non mangiare carne di animali sacrificati agli idoli

Mangiane la carne di un animale sacrificato a un idolo vuol dire accettare di entrare ln comunione con quell’idolo.

Dice quindi Giacomo: Se tu dici “io sono in comunione con Cristo”, non puoi contemporaneamente accettare di essere in comunione con degli idoli. O da una parte o dall’altra.

Cosa vuol dire per noi, oggi?

Direi che l’idea di partecipare alla comunione con la divinità mangiando la carne sacrificata sull’altare, non ci è così lontana.

Noi cosa facciamo nell’eucaristia? Mangiamo la carne della vittima sacrificata a Dio nel sacrificio di comunione.

Non è certo una bistecca…, ma sotto il simbolo di pane e vino… cosa riceviamo?

  • Cristo non è forse la vittima che si sacrifica al Padre, nell’eucaristia?
  • L’eucaristia non è la celebrazione della morte e risurrezione di Cristo?…
  • E noi, mangiando di quel pane, non mangiamo il corpo di Cristo che è sacrificato al Padre sulla croce?
  • E, mangiando di quel corpo, non entriamo in comunione con Cristo?

Se vogliamo, questa proibizione cosa può indicare nella nostra vita quotidiana, oggi?

Non accettare mentalità idolatriche.

Se davvero ti riconosci credente in Cristo, non puoi accettare di pensarla come chi non conosce Cristo. Siano esse ideologie.., filosofie… mode… contrarie a Cristo.

O sei in comunione con Cristo, come idee e valori, o non sei in comunione con lui.
L’idolatrìa (o l’ateismo) e la fede non possono stare insieme.

2) Astenersi dai disordini sessuali.

Sono soprattutto i disordini legati alle celebrazioni e feste pagane. Alle orge. Pensate alla prostituzione sacra… ai saturnali romani… ai baccanali greci…

In che senso è un richiamo valido anche oggi? Ci ricorda che non ogni modo di divertirsi è lecito, per un cristiano.

Un divertimento fondato sullo sballo, sulla trasgressione… può stare insieme con l’atto di fede in Cristo?… Anche se è di moda…? Anche se sono in tanti a farlo…?

3) Non mangiar carne di animali soffocati.

È la proibizione di mangiar carne col sangue. E ancor più, la proibizione di bere il sangue. Perchè per gli ebrei era fondamentale, in quanto erano convinti che il sangue fosse la sede della vita. E che soltanto Dio “può bere il sangue”, cioè: è padrone della vita.

L’uomo ha la vita in uso, ma non ne è il padrone. Non ne può disporre a suo piacimento.

Questa proibizione era la più importante per gli apostoli. È stata la prima a cadere nel mondo cristiano perchè il Cristianesimo non si è sviluppato dalla Palestina in giù, ma dalla Palestina in su. Cioè, nel mondo greco-romano dove nessuno pensava che il sangue fosse la sede della vita.

I greci e i romani avevano un altro concetto, un altro ‘contenitore’ per la vita. Sapete qual è? Il concetto greco di ‘anima’.

L’anima è il principio vitale dell’uomo. Il Sangue è solo uno degli elementi del corpo. Cadendo il presupposto filosofico, è caduto il divieto.

Cosa resta, oggi?

Il dovere del rispetto della vita. Anche se non è di moda…

La prima lettera enciclica

Come comunicare a tutte le comunità cristiane le decisioni prese a Gerusalemme?
Con una lettera circolare che riporta fondamentalmente tre cose:

I dati del problema.

  • La risposta degli apostoli e dei responsabili riuniti in assemblea: “E’ abbastanza la fede in Gesù Cristo”
  • Le tre restrizioni ‘irrinunciabili’.

Ma fondamentale è la coscienza della prospettiva nella quale tutta la vicenda si è svolta.

Ci è rivelata in:
15,28 Infatti abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi…

La discussione è stata lunga, la difesa del proprio punto di vista accanita, ma sanno che al di sopra di tutto e nonostante tutto il vero protagonista della scelta fatta non sono loro ma lo Spirito che li ha chiamati e li guida.

15,30 Gli incaricati partirono…

Paolo e Barnaba, giunti ad Antiochia, dicono: ‘Visto che siamo stati incaricati della missione ai pagani e che ormai la strada dell’ingresso dei pagani nella Chiesa è aperta… ripartiamo’.

Inizia il secondo viaggio missionario!…

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