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Atti degli apostoli: Cap 9 – La conversione di Saulo

conversione di paolo

9,1-19 La conversione
Il racconto della conversione di Saulo lo conosciamo tutti, importante però è notare che è l’unico fatto che negli Atti è ricordato per tre volte.
Una come racconto, qui nel cap. 9 e altre due volte, nei cap. 22, il discorso di Paolo davanti agli ebrei di Gerusalemme quando viene arrestato e nel 26 in difesa di Paolo davanti al re Agrippa, mentre è in carcere in attesa della nave che lo porti a Roma. Saulo sta andando a Damasco per arrestare i cristiani.
9,3-7…All’improvviso una luce… e una voce: Saulo, Saulo, perchè mi perseguiti? E Saulo rispose: Chi sei? E quello: Io sono Gesù, che tu perseguiti… Alzati e và in città…”
Confrontiamo questo racconto con

22,6-9 “Chi sei, Signore? … Allora chiesi: Cosa devo fare? “
I compagni che Io seguono, nel cap. 9 sentono la voce mentre nel cap. 22 non la sentono. Possiamo quindi ipotizzaare che facilmente han sentito un rumore, ma non han capito il messaggio.

26,12-16 “Tutti cademmo a terra e io sentii una voce che diceva: Io farò di te un mio servitore… “. 
Paolo mette in bocca a Gesù tutto un discorso.

Ci sono delle diversità nei tre racconti ma c’è qualcosa che rimane stabile:
C’è la grande luce. Dio è luce per l’uomo, illumina la sua vita, anche quando gli tappa gli occhi come a Paolo che in seguito poi recupererà la vista. Gli cadranno dagli occhi come delle scaglie, quasi una immagine plastica della liberazione dalla cecità nella quale lui viveva, dentro di sè.
C’è la prima domanda di Paolo: Chi sei? Egli non sa davanti a chi si trova, percepisce che c’è qualcosa di straordinario, ma non sa cosa sia.
C’è la prima risposta dell’apparizione: ‘Io sono quel Gesù che tu perseguiti’.

Di questi punti cardine dei vari racconti parte la testimonianza di Paolo ma… è Paolo che decide o è Dio che è talmente forte da obbligarlo?
Paolo non ha mai conosciuto Gesù anche se qualche volta l’avrà forse visto in giro per Gerusalemme. 
Non gli è mai interessato! Non ha mai ascoltato quello che diceva! Tutti i suoi maestri erano tutti contro Gesù quindi lui che condivideva il parere dei suoi maestri non lo ha mai considerato.

Il fatto che Gesù si presenta come il perseguitato da lui, gli fa capire che Gesù e la sua Chiesa sono la stessa cosa. Gesù non dice: “Io sono quel Gesù del quale tu perseguiti i seguaci” ma “Io sono quel Gesù che tu perseguiti”. In altre parole: “Perseguitando i miei seguaci, tu perseguiti me”.

In secondo luogo, il fatto che Gesù si presenti come il Signore è il motivo per cui Saulo si mette totalmente a disposizione di Cristo, perchè in Gesù di Nazaret in quel momento ha la rivelazione che è presente quel YHVH al quale lui dedicava tutta la sua vita.

saulo san paolo

Da quel momento, il mondo crolla addosso a Saulo, ecco perchè diventa cieco. Tutta la sua vita fino a quel momento, gli è apparsa… non uno zero, peggio! tutta al negativo! Sotto zero. Se volete avere un’idea di quello che ha provato lui in quei momenti, leggete Romani, capitolo 7… Sembra che Paolo, in quel capitolo, faccia un discorso teorico astruso; parla dell’uomo che cerca il bene, ma che fa il male… “perchè dentro di me c’è una forza negativa, che è contraria… “. Sembra un discorso teorico ma in realtà non fa che analizzare quello che lui ha sperimentato nel momento della caduta da cavallo sulla strada di Damasco quando, a partire dalla presenza di Cristo luce e Signore lui, rivede tutta la sua vita e dice: “Se lui davvero è quello che è, allora io chi sono? Bestemmiatore e delinquente”.

Bestemmiatore perchè, quando Dio è apparso, non ho saputo riconoscerlo. Delinquente perchè, in nome di Dio, ho maltrattato e ucciso i suoi seguaci, credendo di fare la volontà di Dio.
Questo è un grosso problema da affrontare, Infatti Paolo dice: “Se io, con tutta la mia buona volontà e con tutto il mio impegno e il mio zelo, non riesco a diventare nient’altro che bestemmiatore e delinquente… che speranza c’è, per l’uomo?”

Se l’uomo, con tutta la sua ricerca di Dio, riesce soltanto a diventare una fogna… che speranza c’è, per l’uomo?
Paolo capisce che questa sua esperienza non è solo sua, individuale, è generale, per tutta l’umanità.

A questo punto, per l’uomo c’è speranza?

La risposta la troviamo alla fine del capitolo:
7,24-25 riassume tutto il discorso. “Eccomi dunque con la mente pronto a servire la legge di Dio ma di fatto servo la legge del peccato. Bestemmio e sono delinquente. Me infelice! La mia condizione di uomo peccatore mi trascina verso la morte’. Sono destinato al fallimento totale”.

La situazione in cui è passato Saulo è terribile ma non è solo sua, tocca ciascuno di noi finchè non accettiamo che sia Lui a salvarci… Finchè pretendiamo di farlo con le nostre forze… arriverà il momento in cui ci accorgeremo che ci stiamo buttando a capofitto in qualcosa di sbagliato… Che il nostro impegno non è sufficiente a darci la salvezza, arenderci contenti di noi, a dar senso alla nostra vita…

Ecco, proprio mosso da questa realtà, la prima cosa che fa Paolo, è predicare! Subito! Con lo sconcerto degli ebrei che lo aspettavano come ‘longa manus’ (persona di riferimento) del Sinedrio per mettere a posto quel branco di eretici dei cristiani e che invece che lo vogliono mettere a morte costringendolo cappare da Damasco.

9,23 I credenti lo fanno scappare da Damasco calandolo con una cesta, di notte, fuori dalle mura. Paolo scappa a Gerusalemme e lì cade dalla padella nella brace…
Pensate a quest’uomo: Da quando gli è apparso Cristo, la sua vita è stata sconvolta in tutti i sensi…

9,26-31 Saulo a Gerusalemme

Quando Saulo arriva a Gerusalemme si trova in una situazione balorda:
 I suoi nuovi amici, i cristiani, lo fuggono come la peste perché lo conoscono come persecutore e non credono che lui sia cambiato. Come dice il detto… ‘Chi nasce dal ceppo sente di legno’. 
I suoi ex amici lo odiano, han sentito che ha tradito l’impegno che si era preso…

Paolo è quindi emarginato al 100%, non sa più da che parte sbattere la testa finchè… ricompare quell’uomo che abbiamo incontrato nel cap. 5… e che doveva essere davvero una colonna portante della prima comunità cristiana: Barnaba!

9,27 “Ma Barnaba lo prese con sè e lo condusse agli apostoli” 
Dietro la garanzia di Barnaba la comunità cristiana lo accetta e Saulo, appena accettato ricomincia a predicare, come a Damasco e da chi va, ad annunciare Cristo? Dai suoi ex amici, la sinagoga degli ellenisti e cosa avviene a Saulo? Quello che era capitato a Stefano, quando i suoi ex amici vedono che non riescono a controbattere le sue nuove ragioni, lo accusano di tradimento e decidono di ucciderlo.

9,30 I cristiani, avendo saputo che gli ellenisti (ebrei greci) vogliono uccidere Saulo, “condussero Saulo a Cesarea e di là lo fecero partire per Tarso”… Prepensionamento forzato.

Saulo a questo punto, è totalmente fallito, era partito da Tarso per diventare un grande rabbino, dedicarsi a YHVH anima e corpo (per questo era andato a Gerusalemme a studiare alla scuola di Gamaliele) ma a Gerusalemme incontra Cristo, sulla strada di Damasco.
È un traditore per gli ebrei ma non può vivere nella Chiesa perchè non glielo permettono perchè han paura per lui e quindi si ritrova a casa sua… disoccupato.
È fallito come rabbino.
È fallito come apostolo.
Si sente fallito come uomo:
Sul piano umano, Saulo a questo punto è finito. E la scena si chiude alle sue spalle con una nota sarcastica di Luca.
9,31 Partito Saulo… ‘La Chiesa allora viveva in pace in tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria…’.
Non c’è più lui, non ci sono più problemi…
È terribile quando uno deve dire: M’hanno mandato via perchè io gli rovino la piazza. Invece di essere di aiuto, sono di inciampo per tutti…’
È il fallimento totale x Saulo…

Può sembrare strano, ma anche il grande Paolo ha sperimentato cosa vuol dire fallire in pieno.
Come l’ha conosciuto Mosè… Come l’ha conosciuto Giovanni il Battista, che morirà senza sapere se ha indovinato o se ha sbagliato nell’individuare il Messia in Gesù…

Noi possiamo essere strumenti di Dio soltanto se accettiamo che sia lui a portare avanti, dentro di noi, il suo progetto e non perchè siamo bravi a realizzare quello che noi pensiamo che sia il suo progetto.
Sembra un gioco di parole… ma c’è di mezzo la vita e il progetto di Dio riesce davvero a diventare il nostro soltanto quando noi lasciamo che il nostro fallisca cioè, quando accettiamo di lavorare per lui nonostante abbiamo fatto l’esperienza del fallimento del nostro progetto fatto in nome di Dio… Più facile dirlo che farlo… Però è importante esserne coscienti.

Quante volte capita che ci mettiamo disponibili, facciamo dei progetti, perchè vogliamo esprimere nei fatti la nostra fede, vogliamo essere testimoni… e tutto finisce in acqua sporca…
“Ecco, non è andata bene… è fallito tutto… Basta! Non faccio più niente…”

Forse invece è il passaggio obbligato perchè sul nostro fallimento Dio possa costruire qualcosa di duraturo..
Lo stesso Pietro, quand’è che si sentirà davvero investito, garantito nella sua missione di capo degli apostoli? Dopo che avrà riconosciuto il suo fallimento…
Dopo il triplice interrogatorio di Gesù: “Simone, mi ami tu… ?“
Solo quando riconoscerà che lui non è all’altezza, solo allora si sentirà davvero confermato.
Ci tengo a sottolinearlo perchè questa è un’esperienza che, anche se in tanti modi diversi, può toccare a ciascuno di noi… E, quando capita, non è facile riuscire a stare in piedi…

(don Pierino Ongaretti)

Alla prossima…

   

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