Commento al Vangelo del giorno: 17 Febbraio 2020 – Gesù non è un segno ma una realtà

Il Vangelo di oggi: Mc 8,11-13

In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno». Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

Contemplo:

Dietro ogni volto:
Ci interessa di perderci per qualche cosa o per qualcuno che rimarrà anche dopo che noi saremo passati e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci. Ci interessa di portare un destino eterno nel tempo, di sentirci responsabili di tutto e di tutti, di avviarci seppure con lunghi erramenti, verso l’Amore che ha diffuso un sorriso di poesia sopra ogni creatura, che ci fa pensosi davanti ad una culla e in attesa davanti a una bara. Ci impegniamo per riordinare il mondo, non per rifarlo su misura, ma per amarlo. Per amare anche quello che non possiamo accettare, anche quello che non è amabile, anche quello che pare rifiutarsi all’amore. Perchè dietro ogni volto e sotto ogni cuore c’è, insieme a una grande sete d’amore, il cuore e il volto dell’Amore.

Commento al Vangelo del giorno:

Questi farisei che chiedono a Gesù «un segno dal cielo», per capire chi veramente egli sia, mettono a nudo la loro incapacità di comprendere i segni dei tempi, così come non li comprendono i discepoli, che non si sono resi conto del significato della moltiplicazione dei pani. Gesù si rifiuta di dare un segno, perché il segno ha senso solo se anticipa la realtà che indica; ma quando la realtà è già presente, il segno perde di significato. Sarebbe come dare le previsioni del tempo sul giorno presente. Purtroppo il fatto di aver continuo bisogno di segni per poter credere è un problema ancora attuale. L’uomo è un animale intelligente e, come tale, ricerca il motivo di tutto ciò che accade. Tuttavia, con questo atteggiamento, di per sé giusto, rischia di commettere l’errore dei farisei: essi hanno una loro idea di Dio e chiedono segni a conferma di ciò che già pensano, non perché siano aperti all’incontro con il Signore. Gesù di Nazaret non è un segno, ma una realtà che contraddice ciò che i farisei pensano, e anche ciò che spesso noi pensiamo. Il Signore non accetta che la nostra fede sia basata su «segni di potenza», ma ci chiede di cogliere continuamente la sua signoria nel segno della croce, che è quello della massima debolezza: è la sua capacità di farsi pane ogni giorno nell’eucaristia. È una consapevolezza che all’inizio del cammino spirituale nessuno ha, ma viene acquisita a poco a poco con il passare degli anni. I primi tempi, quando la conoscenza del Signore è scarsa, abbiamo bisogno di segni chiarissimi per riconoscerlo negli eventi della giornata. Poi acquisiamo la sensibilità degli scout, che riescono a trovare una traccia anche con segni quasi impercettibili. Durante la loro esperienza comunitaria con Gesù, i discepoli non hanno riconosciuto la sua signoria nemmeno di fronte al segno della moltiplicazione dei pani. Dopo la Pentecoste, però, l’hanno colta anche nel semplice cibo che ogni giorno si trovavano sulla tavola.