Commento al Vangelo del giorno: 23 Febbraio 2021 – Papà…

Il Vangelo di oggi: Mc 6,7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Contemplo:

Sull’amore operoso
La vera appartenenza religiosa non si misura sull’adesione esteriore, sugli atti di culto, sull’ostentazione, ma sull’intima fedeltà, sulla purezza d’animo, sull’amore operoso. E’ questa scelta di vita che spalanca le porte del regno dei cieli. Il mistero glorioso della verità ci precede: dobbiamo deporre ogni arroganza ideologica e spirituale e ascoltare anche l’altro con il suo bagaglio di verità da lui scoperta. Certo, questo non significa che tute le idee e le credenze rappresentino automaticamente frammenti di verità, essendo possibili i miraggi, le illusioni, gli accecamenti. L’autenticità brillerà attraverso l’amore, la donazione a Dio e al fratello, la ricerca umile e appassionata.

Commento al Vangelo del giorno:

“Il Padre nostro” è la sintesi di tutto il Vangelo (Tertulliano,155-230). Gesù utilizza la parola “papà” trascinando il discepolo nella sua stessa familiarità e confidenza. Gesù non abbassa Dio, ma eleva il fedele orante al piano stesso di Dio. Così, il “totalmente altro” entra il comunione con l’umanità, e diventa “il totalmente prossimo”. Esclusiva di Gesù è il termine aramaico abbà che significa “papà, babbo”. Una delle primissime parole usate dai bambini, il loro iniziale balbettio. Parola che sa di casa, non di sinagoga; di pane, non di tempio. Nel linguaggio comune la parola “pregare” equivale a domandare. Non è così per Gesù. Nella sua preghiera l’uomo presta interesse alla causa di Dio: il nome, il regno, la volontà. Dio, in risposta, prende a cuore la causa dell’uomo: il pane, il perdono, il male. Ognuno vive in funzione dell’altro. Eppure la fraternità non è ancora un dato di fatto, e il pane continua a mancare. Ci si chiede ma Dio esaudisce le preghiere? “Dio esaudisce sempre, ma non le nostre richieste, bensì le sue promesse”. (Dietrich Bonhoeffer). Dio che ha promesso di rimanere accanto ai discepoli fino alla fine dei tempi, mescola le sue lacrime alle lacrime umane. Non si riceve ciò che si chiede, ma ciò che è davvero utile per rimanere sintonizzati con lui. Pregare è come voler bene. Se si ama qualcuno, lo si ama sempre. Pregare sempre si può perché la preghiera è come l’acqua della sorgente che mai si esaurisce.

AUDIO COMMENTO DI DON LUCIANO