Commento al Vangelo del giorno: 27 ottobre 2020 – Chi sei tu, seme di vita che cadi nella mia terra?

Il Vangelo di oggi: Lc 13,18-21

granello di senapeIn quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami». E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Contemplo:

Chi attende:
Ne trovo sempre e anch’io mi metto in coda con coloro che attendono. Attendono a uno sportello d’ufficio, alla fermata di un treno, alla stazione. C’è chi attende sempre una piccola speranza che fa continuamente rinascere la vita. Non sempre sono le  grandi speranze: la nascita di un bimbo, la guarigione della mamma, il ritorno del babbo. Spesso sono piccole attese, come quelle di un giocattolo, di un bicchiere di vino, di un pane al burro. Però in tutta questa attesa c’è lo sguardo umano che va oltre qualcosa che tocchiamo con mano. Lo sguardo che allarga l’orizzonte e che riesce a scorgere qualcosa che non tocchiamo. Devo allenare questo sguardo fino a portarlo oltre il creato, a vedere oltre i limiti della materia. Io vivo per attendere il grande dono, quel dono che è l’attesa inconscia di tutti, ma che nessuno vede. Io devo godere di essere in coda per l’attesa di questo dono, non devo impazientirmi, ma devo trasmettere il mio desiderio a tutti e devo ricevere da tutti le vibrazioni dello stesso desiderio. Nessun desiderio qui sulla terra è perfettamente attuato; le attese rimangono mai completamente attuate, perché il Dono Perfetto non è ancora arrivato. Devo procurare di lasciar sempre il posto a questo Dono che arriverà: il Dono cerca solo il posto dove venire.

Commento al Vangelo del giorno:

«A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Quando tu, Signore, mi hai ricondotto mi sembrava di sognare. Allora la mia bocca, con quella della gente presente, si è aperta al sorriso di esultanza per tutte le meraviglie da e compiute in me. Il mio corpo creato, gemeva e soffriva nell’attesa, come doglie di parto, io, donna schiacciata dalla mia sofferenza. Il mio corpo straziato, privato dalla sua originaria bellezza di donna. Chi sei tu, seme di vita che cadi nella mia terra sgraziata? Chi sei tu, forza rigenerante che ti nascondi in questa massa di carne e di ossa che sono io? Si, grandi cose hai fatto Signore per me, mi hai colmato di gioia, la gioia del regno.