Commento al Vangelo del giorno: 28 Dicembre 2020- Colui che ricondurrà alla vita i bambini dispersi

Il Vangelo di oggi: Mt 2,23-18

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più».

Contemplo:

Mio padre:
Nessuno, di certo, mi vuole bene come Dio. Per lui conto come i più grandi personaggi; non mi trascura, non mi mette in disparte. Può darsi che altri mi disprezzino, mi trascurino. Nessuno mi sta appresso e mi segue come lui. Sembra impossibile. Se non ci fosse la sua luce, ma parrebbe una pazzia la sua infinita bontà. Potrò lamentarmi di tutti, ma non di Dio. Io stesso non riesco ad avere di me la considerazione che Dio ha avuto nel curarmi e redimermi. Io stesso non potrò mai donarmi l’affetto che egli mi dona. Potrei perfino dimenticarmi di me, ma egli non mi dimenticherà. Se non sento il suo amore è perché io non lo capisco.

Commento al Vangelo del giorno:

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Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Quale ritratto dell’innocenza può essere più vivido e drammatico di un neonato che con la famiglia fugge da una morte certa? Il pensiero va a coloro che non hanno avuto questa possibilità né di fuga, né di crescita: sono gli innocenti di ieri e di oggi, che affollerebbero le nostre coscienze se solo non ci volta ssimo dall’altra parte. Vittime del disinteresse e dell’indifferenza, le vite innocenti sono tutte nelle mani di Dio, abbracciate dalla sua misericordia come suoi tesori più preziosi. Se la speranza è invocata dall’Egitto, il luogo da cui per antonomasia non può venire che male, allora essa è davvero possibile e definitiva in Gesù, il bambino scampato che ricondurrà alla vita i figli dispersi di ciascuna madre.

 

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