Commento al Vangelo del giorno: martedì 13 Settembre – Un Dio pronto a morire e a risorgere con noi

Il Vangelo di oggi: Lc 7,11-17

la-resurrezione-del-figlio-della-vedova-di-naimIn quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono.
Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

Contemplo

Le lacrime che nessuno conosce

La solitudine è una peste che affligge particolarmente le grandi città moderne. Intendo per solitudine la situazione di tutti coloro che sono privi di quell’aiuto e compagnia che sarebbe loro dovuta, necessaria, e per questo sono in strato di prostrazione, di sofferenza, spesso vicino allo sconforto e talvolta alla disperazione (anziani, ammalati, handicappati, carcerati, stranieri).
Penso infine a quelle solitudini che nel seno stesso delle famiglie e delle comunità si creano per l’incomprensione e la mancanza di dialogo. Sono tante le lacrime amare che nessuno conosce.
Non tiriamoci indietro se vediamo una persona in necessità. Il “non tocca a me”, spesso è segno di pigrizia mentale, grettezza di cuore, negazione di fraternità.

Commento al Vangelo del giorno:

Figlio unico di madre vedova, sottolinea l’evangelista Luca. A quella donna di Nain non resta più nulla se non un dolore devastante.
Gesù vede la scena e ne resta turbato; vede e compatisce, cioè soffre insieme a quella donna, ne condivide la sofferenza.
E compie il miracolo.
Sì, perché Dio non è indifferente al nostro dolore e, perciò, si accosta alla bara dei nostri fallimenti e del nostro sconforto, e ridona vita alle nostre morti.
Spesso, però, ci sono vedove non consolate, figli non restituiti e tombe in cui marcisce la speranza degli uomini.
Ed ecco che nel nostro cuore si affaccia la fatidica domanda: perché?
A cui non c’è risposta.
C’è solo l’esperienza di un Dio che vuole condividere tutto con noi, un Dio pronto a morire con noi e pronto soprattutto a risorgere insieme a noi.

briciole di vangelo

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