Il più grande arrampicatore del mondo

Uno scalatore cinese ambiva di diventare il migliore alpinista del mondo. La sua abilità era grande, ma lui avrebbe voluto che fosse perfetta.

Avendo saputo di un certo eremita, grande maestro in quell’arte, capace di superare strapiombi di roccia senza appigli visibili, si recò da lui e divenne suo allievo.
“Devi imparare a guardare” gli disse il Maestro. “Quando ciò che è minuscolo ti apparirà enorme, avrai superato la prima tappa.”
Tornato a valle il giovane aspirante prese un sassolino ornato di lichene e si mise a fissarlo. Dopo anni di continuo esercizio il lichene prese ai suoi occhi la dimensione di un albero, e la pietruzza quella di un enorme macigno.

scalatore montagna

Allora tornò a ritrovare una placca di pietra liscia e levigata dove mai era riuscito a salire. E le piccole asperità che tuttavia esistevano sulla placca, presero ai suoi occhi la dimensione di grossi appigli, rendendogli possibile la difficile scalata.
Ma il suo maestro gli disse: “Che cosa c’è di mirabile nel fatto di arrampicarsi su una roccia? Vieni, ti insegnerò di meglio.”
E gli mostrò una bella guglia di granito che si ergeva sull’orlo di un abisso: “Ora ti farò vedere” gli disse, “qual è veramente l’arte della scalata”.

“Ma non c’è né una cresta né una parete, e tu non hai che sandali ai piedi.” “Scarpe? Roccia? Il vero arrampicatore non ha bisogno di appigli per salire; nemmeno di roccia o di scarpe”.

E il vecchio fece mostra di aggrapparsi ad appigli immaginari; poi fu un susseguirsi di gesti meravigliosi quanto precisi. Infine il discepolo lo vide drizzarsi in cima alla guglia.
Ebbene allora ebbe la certezza di essere stato testimone della suprema manifestazione di quell’arte nella quale tanto appassionatamente desiderava brillare.

Trascorse molti anni sulla montagna insieme al vecchio eremita.
E quando ridiscese al villaggio, tutti rimasero meravigliati: aveva perso l’aspetto risoluto e arrogante di un tempo. Il suo viso era inespressivo, come scolpito nel legno. Fu acclamato come il miglior alpinista del giorno.
Ma a chi sollecitava da lui una qualche spiegazione, egli rispondeva: “L’ultimo stadio della parola è il silenzio; l ’ultimo stadio dell’arrampicare, è il non arrampicare.”

(da “La Morale della Favola” Rielaborato dalla Novella omonima di Bernard Amy da rivista mensile del CAI)

briciole di vangelo

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