Vangelo di oggi

Il Vangelo del giorno – Martedì 10 ottobre

Vangelo di Luca 10, 38-42

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».
Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Contemplo:

«Tutti chiamati a crescere come evangelizzatori»? Ahimè, papa Francesco! Se ci chiedi di pregare di più, di andare di più a Messa, di essere più caritatevoli, ci stiamo, ma se ci chiami a evangelizzare, andiamo in tilt. Come facciamo a fare catechismo e a predicare — perché l’evangelizzazione è questa, no! – tra i colleghi, gli amici e perfino in famiglia? Quelli ci tirano tutto quello che gli passa per le mani.
A noi laici tocca la testimonianza. Che già non è facile! Invece no! «La testimonianza chiede di essere illuminata e giustificata da un annuncio chiaro e ine­quivocabile; e questo dovrà sempre rinviare a ciò che si può vedere e udire» (Questa è la nostra fede, nota pastorale CEI 2005, n. 9).
Non c’è testimonianza efficace senza annuncio e viceversa. Il rimedio? Una migliore formazione per passare da una fede da prima comunione a una fede adulta, consapevole che ogni cristiano ha il compito di evangelizzare.

Commento al Vangelo di oggi:

La chiave di comprensione di questa parola è comunione: andare verso l’altro, ritrovare accordo e armonia è il passo necessario per una
relazione autentica con Dio.
Certo il mettersi d’accordo, specialmente con chi mi ha fatto del male, non è facile, suppone una volontà di bene che parte dal rispetto dell’altro, dal riconoscimento della sua e nostra fragilità, del suo e nostro peccato, e da quello sguardo di misericordia che il Signore ha verso di noi, come Gesù che condanna, sì, il ma ­le e l’ingiustizia, ma accoglie e perdona chi si lascia incontrare dal suo amore.
Siamo chiamati ad essere tessitori di comunione: così la preghiera sale al cuore del Padre che a sua volta lega a sé ciò che ricuciamo tra noi, donandoci senza riserve tutto ciò che sappiamo chiedere insieme nel nome di Gesù. Anche noi abbiamo bisogno di metterci ai piedi di Gesù e ascoltarLo come Marta che ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta.

   

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