Vangelo di oggi

Il Vangelo del giorno – Martedì 23 aprile

Vangelo di Giovanni 10, 22-30

Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone.
Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore.
Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Commento al Vangelo di oggi:

Gli interlocutori di Gesù si lamentano con lui perché li lascia nell’incertezza, ma il Signore ripete che le sue parole e le opere hanno già dato testimonianza alla sua verità.
La fede vince l’incertezza perché esiste un legame di conoscenza e amore.
Come descrivere, con un’immagine, che cosa significa credere e affidarsi?
Gesù stesso ci offre oggi questa bellissima immagine: noi siamo nelle sue mani, da cui nulla e nessuno ci potrà strappare.
Le sue mani sono anche quelle del Padre, perciò ascoltare Gesù, conoscerlo e seguirlo sempre meglio ci conducono a quell’approdo di pace e tenerezza infinita che sono le mani del creatore, nostro Padre dall’eternità e per l’eternità.

Contemplo:

«Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: “Fino a quando ci terrai nell’incertezza?”».
I giudei si avvicinano a Gesù ansiosi di sapere di più sul suo conto. L’evangelista descrive la scena lasciandoci liberi di immaginare questi uomini che circondano Gesù come se non volessero lasciarlo libero di svincolarsi dal momento.
«Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente ».
Quella che sembrerebbe una richiesta legittima, in realtà sfocia in un’arrogante pretesa di sapere. L’atteggiamento di questi uomini è irriverente, poiché nel loro cuore non alberga un’aperta curiosità ma un’inarrestabile opposizione a Gesù. Essi non vogliono comprendere per credere, ma sapere per condannare.
Gesù infatti ribadisce: «Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore». Non vi può essere una vera conoscenza di Dio per chi pone un muro di incredulità nel suo cuore ed è troppo sicuro di se stesso.
Blaise Pascal diceva: «Dio ha messo nel mondo abbastanza luce per chi vuole credere, ma ha anche lasciato abbastanza ombre per chi non vuole credere». Se non vi è una vera ricerca del cuore di Dio non riusciremo mai ad andare oltre le dinamiche del mistero.

   

il Podcast di don Luciano