Vangelo di oggi

Il Vangelo del giorno – Martedì 4 Giugno

Vangelo di Marco 12,13-17

In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.

Commento al Vangelo di oggi:

Il tributo a Cesare imposto alle province di Giudea, Samaria e Idumea dai Romani, era motivo di contrasti tra farisei, che non lo accettavano, ed erodiani che invece lo tolleravano perché collaborazionisti del governo imperiale. Nei cuori degli interlocutori, Gesù legge l’ipocrisia di chi vuole coglierlo in fallo. Egli però con la sua risposta sincera e chiara mette al centro del discorso le vere priorità della vita. L’uomo e tutto il creato appartengono a Dio, con cui relazionarsi e a cui pensare per decidere e compiere scelte quotidiane. Si tratta di mettere un ordine a ogni cosa: chi è più importante per noi oggi? Apriamo il nostro cuore al Signore perché sappiamo distinguere l’essenziale dal superfluo.

Contemplo:

La vanità della, ricchezza
Il destino ultimo di ogni creatura vivente è la morte, che rende pertanto vano e ridicolo l’aggrapparsi frenetico alle cose terrene. Quando ci si avvicina alla morte tutti i pensieri e le preoccupazioni di ordine materiale, come il lavoro, i guadagni, il conto in banca, la ricchezza, che prima occupavano la nostra mente, diventano insignificanti. La parabola del ricco stolto che dice a sé stesso «riposati, mangia, bevi e divertiti », fa capire che la vita è provvisoria e che il futuro costituisce un’incognita. Chi è avido e interessato solo al successo economico e materiale vive una condizione di eterna schiavitù dal proprio denaro. L’avidità è un demone, che fa dimenticare i valori umani più importanti e soprattutto induce a trascurare il piano di salvezza divino. L’avido spende tutta la vita per il lavoro, il prestigio, per apparire agli occhi degli altri uomini, ma la sua ricchezza è illusoria e muore con lui. Ovviamente, il benessere materiale non è un male, ma è deplorevole l’egoismo, la cupidigia, il lusso sfrenato, la sete di potere e di successo economico, identificati come fini anziché come mezzi. La ricchezza può infatti rivelarsi in tantissime circostanze un’occasione propizia per esercitare la carità verso il prossimo e promuovere il benessere sociale e collettivo. Papa Francesco ha detto che le vere ricchezze sono i tesori del cielo: «l’amore, la pazienza, il servizio agli altri, l’adorazione a Dio». Queste sono ricchezze che non vengono rubate. Le ricchezze materiali invece appesantiscono il cuore, lo incatenano, non gli danno libertà, mentre Gesù vuole che l’uomo abbia un cuore libero per amare.

   

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