IL VANGELO DEL GIORNO – LUNEDÌ 6 MARZO
Lc 6,36-38
Perdonate e sarete perdonati
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».
Parola del Signore
Contemplo:
Quando la grettezza dei miei orizzonti pretende di giudicare gli spazi infiniti della tua misericordia, Signore ascolta, Signore perdona. L’impazienza mi fa cogliere nella vita solo fatica, sofferenza, vuote promesse o inutili prove. Insegnami, o Dio, l’arte di cogliere il meglio in tutto e in ciascuno, aiutami a guardare il mondo con il tuo amore di Padre. Suggeriscimi tu il tempo e il modo più opportuni per offrire a ciascuno l’aiuto di cui ha bisogno, senza escludere dal cuore nessuno. Signore, prendi tu in mano ogni cosa: che io ti gridi soltanto: “Fino a quando, Signore?”. Ma non con orgoglio o amaro rimprovero, bensì con le lacrime di un bimbo che sa di parlare a suo Padre.
Commento al Vangelo di oggi:
I pochi versetti del testo si articolano su una cascata di verbi all’imperativo: siate misericordiosi, non giudicate, non condannate, perdonate, date. Ciò vuol dire chiaramente che Gesù si attesta su un amore effettivo, concreto, pratico, reso visibile. Non bastano le parole consolatorie e tanto meno i sentimenti vaghi e illusori. L’amore per il prossimo bisognoso si appella al verbo “fare”, perciò chiede di farsi sempre evento, fatto concreto, dimostrato.
L’eloquente insistenza sul verbo fare trova un’eco non meno chiara nella parabola del buon samaritano, dove ricorre ben quattro volte (Lc 10,25-37).
Ed è implicito anche negli scritti della prima predicazione apostolica: “Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo a che giova?” (Gc 2,15-16).
Nel grandioso affresco del giudizio universale che si legge in Matteo (Mt 25,31-46) viene precisato che ogni prossimo che è stato concretamente soccorso ha un solo volto: quello di Gesù! E nella grande assise conclusiva della storia dell’umanità, egli scandirà solennemente: “L’avete fatto a me!”.

