Vangelo di oggi

IL VANGELO DI OGGI – MARTEDÌ 21 FEBBRAIO

Mc 9,30-37

Il figlio dell’uomo viene consegnato. Se uno vuol essere il primo sia il servitore di tutti.

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà».
Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?».
Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande.
Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Parola del Signore

Contemplo:

Signore Gesù, come capisco i tuoi apostoli che non capiscono!
Mi sento molto uno di loro in fatto di lontananza dalla croce, di istintivo rifiuto a tutto ciò che porta l’amaro sapore della sofferenza. Al massimo riesco a portare la croce…
al collo, o attaccata alla giacca.
Ma la croce non è fatta come monile né per il bavero di una giacca, ma per il cuore. La croce deve stare dentro, conficcata nel cuore e nel cervello. Questo mi riesce difficile, razionalmente incomprensibile. Figurarsi poi a portare la croce degli altri. Tante volte nemmeno la vedo e, quando la scorgo, trovo più comodo scantonare, fingere di non averla vista.
Riesco qualche volta a dire una parola di circostanza, ma portare «pesi gli uni degli altri» mi sembra così poco comune che mi allineo facilmente e volentieri con i più.
Semplicemente latitante. Signore, perdona questa mia fuga dalla croce, e ricordami sempre che senza le tenebre del Venerdì santo non sorgerà mai il mattino della Domenica di risurrezione.

Commento al Vangelo di oggi:

Più serviamo, più avvertiamo la presenza di Dio.
Soprattutto quando serviamo chi non ha da restituirci, i poveri, abbracciandone le difficoltà e i bisogni con la tenera compassione: e lì scopriamo di essere a nostra volta amati e abbracciati da Dio.
Gesù, proprio per illustrare questo, dopo aver parlato del primato del servizio, compie un gesto.
Abbiamo visto che i gesti di Gesù sono più forti delle parole che usa.
E qual è il gesto?
Prende un bambino e lo pone in mezzo ai discepoli, al centro, nel luogo più importante.
Il bambino, nel Vangelo, non simboleggia tanto l’innocenza, quanto la piccolezza.
Perché i piccoli, come i bambini, dipendono dagli altri, dai grandi, hanno bisogno di ricevere.
Gesù abbraccia quel bambino e dice che chi accoglie un piccolo, un bambino, accoglie Lui.
Ecco anzitutto chi servire: quanti hanno bisogno di ricevere e non hanno da restituire.
Accogliendo chi è ai margini, trascurato, accogliamo Gesù, perché Egli sta lì. E in un piccolo, in un povero che serviamo riceviamo anche noi l’abbraccio tenero di Dio.

   

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