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Nel deserto della nostra vita

Il racconto delle tentazioni, che immancabilmente ogni anno ascoltiamo nelle redazioni dei vari evangelisti, non ha il compito di farci ammirare Gesù nella sua capacità soprannaturale di contrastare il fascino satanico. Ne usciremmo con le ossa rotte, oppure con elementi di autogiustificazione, che certo non ci farebbero del bene.
Ancora una volta, il Vangelo ci annuncia la grande solidarietà del Figlio di Dio con gli uomini. Anche noi siamo stati sospinti dall’amore dei nostri cari, espressione e strumento dell’Amore divino, nel deserto del mondo.
Esso è tale perché ci sono aspetti della nostra avventura terrena che possiamo sperimentare soltanto individualmente, come il nascere, il morire, le grandi scelte che segnano la nostra vita. II deserto è tale anche perché così è diventato a causa delle ferite nei rapporti umani, e per lo sfruttamento della casa comune a detrimento anche delle altre creature.
Per tutta la sua vita Gesù fa i conti con la presenza di Satana: “quaranta” è il numero che evoca l’arco di una generazione. Invece di renderci edotti sulla sua lotta contro il “nemico”, come lo chiama sant’Ignazio di Loyola, l’evangelista ci racconta la scelta di vita buona che Gesù compie in armonia con la creazione, che Egli rispetta e dalla quale viene rispettato, e nella consapevolezza del suo valore, riconosciuto anche dagli angeli, che si pongono al suo servizio come annunciato nel Salmo 90, riguardo ad ogni uomo.
La costanza nel rimanere al proprio posto, confidando in Dio nonostante le difficoltà, ci fa assaporare la bellezza della vita. Come Gesù inizierà la sua missione in un tempo segnato dall’ingiustizia, anche noi saremo annunciatori ad un mondo assetato di equità, solo se ci convertiamo al Vangelo.

   

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