Nostalgia

 

 

Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio.

 Non ci resta che una nostalgia. La nostalgia della casa paterna, del bene, del bello. L’odore del pane, il profumo di un giardino, dei mandorli in fiore. Del calore di un fuoco, del sorriso di un volto… Nostalgia arcaica e sempre nuova. Rumore di vento tra le fronde di un bosco, canto di un ruscello che corre tra i dirupi…  Sussurri di parole vere, labbra fresche da baciare, bambini da abbracciare.  Nidi da raccogliere e da posare con delicatezza tra i rami dell’albero , tramonti da contemplare, cieli stellati in cui spaziare. Nostalgia di cose semplici e quotidiane ma che riempiono il cuore di gioia e gli occhi di lacrime.  Nostalgia dei miei monti, di prati ricamati di fiori, dell’odore del fieno, di corse senza fine. Nostalgia di preghiera, di una Corona che scorre tra le dita mentre il fresco soffio del vento crepuscolare sussurra parole dolci e piene d’ amore. Ti lascio paese lontano. Ti lascio la mia sete di potere, le parate dove primeggiare,  le danze in maschera dove si celebra il culto dell’apparire, i soldi da contare, le bellezze artificiali delle tue donne. Torno a casa, alla mia casa. Torno dal Padre, al suo servizio, sotto il suo sguardo pieno di compassione e di amore. Torno al giardino, alle cose vere, ad un uscio che da sempre mi attende. Beata nostalgia, torno a casa.

don Luciano Vitton Mea