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Il poeta russo Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925), in una sua lirica, grazie all’immagine della Madre, riesce a scorgere il Signore in ogni uomo che soffre: «Non sono i venti che coprono le foreste, non è la caduta delle foglie che indora le colline, dall’azzurro invisibile delle fronde sgorgano salmi di stelle. E vedo: con la sua veste azzurra sulle nuvole dalle ali leggere avanza la Madre amata col purissimo Figlio in braccio. Ella porta ancora nel mondo Cristo risorto perché sia ancora crocifisso: “Vai, Figlio mio, vivi senza un tetto, dall’alba al tramonto al riparo di un arbusto”. E in ogni viandante storpio cercherò con ansia di capire se non sia l’unto di Dio che zoppica con la stampella di betulla. E forse gli passerò accanto e non noterò nell’ora fatidica che tra gli abeti c’è l’ala di un cherubino e accanto a un ceppo il Salvatore affamato»

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