Il fallimento
«C’è un solo modo per fallire, è abbandonare prima di aver avuto successo!» Olivier Lockert
Non so più chi ha detto: «Aver successo è insistere ». Questa piccola frase, che somiglia a una definizione, contiene una verità fondamentale. Niente di eccellente capita all’improvviso, ci vuole lavoro, perseveranza — a volte entrambi — e spesso è quando il dubbio ci conquista… che il dubbio ci perde! Pensate all’inventore: al termine di quante esperienze (cento, mille, diecimila?) ha fatto trionfare la sua perseveranza? Pensate alle persone che hanno lasciato una traccia nella storia: al termine di quanti fallimenti, di rivolgimenti, il loro destino ha cominciato a costruirsi in modo esemplare? Si potrebbe arrivare a dire che l’uomo che ha fallito è colui che ha visto il fallimento come un baratro (che minaccia di inghiottire ogni cosa), mentre colui che ha avuto successo è quello che ha visto il fallimento come un trampolino (che permette di rimbalzare). Da un lato, un ripiegamento su se stessi, un modo di raggomitolarsi; dall’altro, un movimento di apertura, di estensione. Il successo sta innanzitutto nella capacità di creare dei rivolgimenti di situazione, di generare un’energia positiva facendo un falò di tutte le esperienze infruttuose del passato.

