COME UN PULCINO

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“Siedi nella tua cella come in paradiso; scaccia dalla memoria il mondo e gettalo dietro le spalle, vigila sui tuoi pensieri come il buon pescatore vigila sui pesci”.   “Siedi come un pulcino contento che sia la madre a donargli il nutrimento e a fargliene gustare il sapore”.
 Due sono le immagini adottate. C’è innanzitutto la scenetta del pescatore, immobile, solitario, con la sua canna e lo sguardo fisso: quante volte ci siamo stupiti di queste figure che sono pronte a passare ore, per catturare anche un solo pesce. La parabola è evidente: ci vuole silenzio, quiete, fissità per conoscere se stessi, per dominarsi, per lasciar cadere le scorie della superficialità, delle distrazioni, dell’esteriorità. L’altra immagine è più dolce: sempre commuove il vincolo che unisce pulcino e chioccia (Cristo stesso l’ha usata in un suo appello commosso a Gerusalemme). Il simbolo è chiaro: la fiducia della creatura nei confronti di chi la sostiene e protegge. È in questa intimità che si trova l’anima suprema della fede.