Commento al Vangelo del giorno – 09 Novembre – egli parlava del tempio del suo corpo.

Il Vangelo di oggi: Gv 2,13-22

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato! ». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà ». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva dettoquesto, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Commento al Vangelo di oggi:

«Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?» (1Cor 3,18). Gesù, nel purificare il tempio di Gerusalemme, forse vuole in realtà purificare il nostro cuore da una visione sbagliata di Dio. Dio non è un mercante che vende grazie al costo dei nostri sacrifici o del nostro denaro, ma è un Padre buono che ama i suoi figli e li vuole pieni di luce e di amore. È per questo che ci ha donato il suo Spirito, perché abitasse nei nostri cuori.

ricostruire il tempio in 3 giorniMons. Antonio Riboldi, al termine del commento al vangelo di oggi sottolinea: “Oggi forse vi è un altro aspetto, che tocca ognuno di noi, e che Papa Francesco evidenziò in un discorso, solo poche settimane dopo la sua elezione alla Cattedra di S. Pietro, esprimendo il suo rammarico per una fede epidermica di tanti, contraddetta dalla condotta, e la necessità di coerenza alla vera sequela di Gesù, dichiarando che bisogna “uscire da se stessi, da un modo stanco e abitudinario di vivere la fede, chiuso nei propri schemi’…. Spesso ci accontentiamo di qualche preghiera, di una messa domenicale distratta e non costante, di qualche gesto di carità, ma non abbiamo il coraggio di ‘uscire’ per portare Cristo’. Ci vuole il coraggio e la testimonianza dei Santi che amavano e amano la Chiesa di ieri e di oggi… Non ci resta che chiedere allo Spirito di saper vivere e provare gioia e orgoglio anche noi, per “essere edificio di Dio, tempio in cui Egli abita” e “Suo popolo in cammino”. Battezzati che, sentendo la chiamata, rispondono con la vita. Bisogna tornare ad essere cristiani convinti e gioiosi, per essere capaci di “andare incontro a chi si è allontanatodalla fede per varie ragioni”, rispondendo  ad un bisogno che oggi più che mai, secondo Papa Francesco, ha la Chiesa: “la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità”, perché “chi conosce Gesù, chi lo incontra personalmente, rimane affascinato… Trovare Gesù è avere la gioia cristiana, che è un dono dello Spirito Santo, gioia che si vede, trasparire in ogni parola, in ogni gesto, anche in quelli più semplici e quotidiani…”. Essere Chiesa non vuol dire pertanto rispettare i precetti, ma pregare, accogliere e far amare il Vangelo, la Croce, la gioia del servizio.