Commento al Vangelo del giorno: 13 ottobre 2020 – Dare in elemosina quel che c’è dentro

Il Vangelo di oggi: Lc 11,37-41

guardare dentro di seIn quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

Contemplo:

Amare ed essere amabili:
In ogni uomo esiste un po’ di tristezza, in quanto è sottoposto ancora al peccato, cioè all’uomo vecchio; e chi se ne rende conto deve combatterla con le forze dell’animo, perseguendo valori alti e creandosi degli interessi seri all’interno della propria vita. La gioia e la serenità del cuore per quanto siano essenzialmente una realtà intima e spirituale, dipendono anche e spesso, soprattutto, dalla capacità di amare e di creare rapporti significativi con gli altri. Nessuno è in grado di consolarci se non siamo certi di poter amare e di essere amabili. Perciò è molto importante rilevare che la gioia, dono del Cristo risorto non è una “cosa” data ai discepoli, ma una presenza, cioè la presenza del Cristo risorto.

Commento al Vangelo del giorno:

I dieci comandamenti, le leggi e le prescrizioni, anche quelle della chiesa, hanno senso e valore in quanto ci mettono in guardia dalle cattive inclinazioni e dagli istinti spesso perversi che sono in noi. Tuttavia non sono essi a determinare in ciascuno di noi il grado di realizzazione dell’ideale purezza a cui la santità di Dio ci provoca e che essa desidera per noi. La radice originaria del peccato si sviluppa nell’intimo del nostro spirito, nel nostro cuore, anche se Dio ci ha fatti belli, dentro e fuori, e tali ci vuole. Non serve dunque a nulla, anzi è dannoso , affidarci alla finzione di un perbenismo, di un perfezionismo esteriore. Se si mette in moto “la fede che opera per mezzo della carità”, se si dà “in elemosina quel che c’è dentro”, bruciando nella carità quel che finirebbe per marcire se lasciato fermentare nell’egoismo del cuore, ecco che “tutto sarà mondo”, ecco che potremo attendere “dalla fede la giustificazione che speriamo.”