Commento al Vangelo del giorno: Venerdì Agosto 2020 – Il cuore della legge è l’Amore

Mt 22,34-40
Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso.



Ascolta la Parola

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

 

Medita la Parola

Nella legge di Dio c’è un cuore da cui tut­to dipende e deriva; tutto il resto è solo conse­guenza, espressione più o meno importante o evidente. Gesù, dopo avere chiuso la bocca ai saddu­cei, la chiude pure a quei maestri della legge – di ieri e di ogni tempo — che, preoccupati più del loro riconoscimento che di far riconoscere a tutti la bella semplicità della parola, ne compli­cano la comprensione con le loro congetture e le loro conclusioni astruse. Ma la legge di Dio, come ogni sua parola di vita, è sempre chiara a partire dal fondamento di tutto: la consapevolezza di un amore gratui­tamente ricevuto, da Dio e dal prossimo, da do­nare sempre inscindibilmente, a Dio e al prossi­mo, senza distinzioni o contrapposizioni. L’assolutezza dell’amore per Dio, fonda e in­clude anche quello per il prossimo.

 

Approfondisci la Parola

Ormai è diventata una gara, un gioco. Sporco e inopportuno, ma chi se ne avvede? I farisei hanno saputo che quel falegname venuto dal nulla ha chiuso la bocca ai sadducei. Ai sadducei! Gli aristocratici di Gerusalemme, alieni alle novità, capaci di adattarsi ad ogni situazione, anche sfavorevole, come la presenza dei romani. Custodi della tradizione, inossidabili nelle loro convinzioni e nella loro religiosità mummificata. Ha chiuso loro la bocca. Bisogna reagire. Ci penserà uno scriba, un dottore della Legge, uno che ha studiato, un teologo, diremmo noi. Bisogna vincere, umiliare l’ignorante Nazareno. E pone una domanda. Per metterlo in difficoltà, per misurare la sua (supposta) poca dimestichezza con le sottigliezze dottrinali. Conosciamo la splendida risposta del Maestro, affatto superficiale. Ma che tristezza vedere brandire la Scrittura come un corpo contundente, con il preciso intento di mettere in difficoltà, di umiliare, invece che di illuminare e convertire. Stiamo attenti a non commettere anche noi lo stesso madornale errore. Non ci siano mai dispute all’interno della Chiesa, solo condivisioni.

 

Prega la Parola

In certi momenti, grazie o Signore, Tu m’in­vadi irresistibile, come il mare lentamente inon­da la spiaggia; oppure improvvisamente Tu mi afferri, come l’innamorato stringe tra le braccia il suo amore. E non posso più nulla, bisogna che mi fermi. Sedotto, trattengo il respiro; svanisce il mon­do, sospendi il tempo. Vorrei che quei minuti durassero ore… Quando Ti ritrai, lasciandomi di fuoco e sconvolto da gioia profonda, non ho un’idea di più, ma so che Tu mi pos­siedi maggiormente. Alcune mie fibre sono più profondamente toccate,la ferita s’è allargata, e sono un po’ più pri­gioniero del Tuo amore.