E’ il Dio dei poveri

«Supponiamo che entri in una vostra adunanza qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito splendidamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se voi guardate a colui che è vestito splendidamente e gli dite: «Tu siediti qui comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti in piedi lì», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello », non fate in voi stessi preferenze e non siete giudici dai giudizi perversi? Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri nel mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano? ‘Voi invece avete disprezzato il povero!» ( Giacomo 2,15)

povertaIn queste domeniche la seconda lettura della liturgia della Parola ci presenta alcuni brani della lettera di Giacomo. Due Domeniche fa abbiamo ascoltato il passo che vi proponiamo per la nostra riflessione nella pagina dedicata agli approfondimenti biblici. L’apostolo Giacomo non usa mezze misure nel sollecitare i cristiani a non contraddire la fede con un comportamento incoerente e antievangelico. Interpellando i suoi interlocutori li esorta a non cadere nei favoritismi, a non preferire i ricchi a scapito dei poveri. Chi ha un occhio di riguardo nei confronti dei privilegiati, di chi è ricoperto di anelli o di onori non crede in Gesù perché, come gli ebrei nel deserto, preferisce gli idoli fabbricati dalle mani degli uomini e rinnega Dio che nasce nella semplicità e nella povertà di Betlemme.
Non è una scelta sociale o di classe ma piuttosto la consapevolezza che i bisognosi sono i veri rappresentati di Dio su questa terra. Commentando questo brano Divo Barsotti sottolinea: «Se veramente il Regno è dei poveri, noi dobbiamo avere per costoro un atteggiamento di maggior rispetto, stima e amore. Se è degli umili il Regno dei cieli, dobbiamo avere maggiore stima di essi, piuttosto che dei potenti. L’insegnamento del giudaismo, prima, e del cristianesimo poi esige tutto un rovesciamento di giudizi e di atteggiamenti. È veramente dei poveri il Regno dei cieli: l’elezione divina ha una giustificazione, perché la ricchezza e il potere radicano l’uomo nel mondo di quaggiù, lo fanno estraneo al Regno di Dio ed è per concessione benigna dei poveri che il ricco potrà entrare in esso». Spesso gli uomini sono forti con i deboli e deboli con i forti. Questo atteggiamento si nasconde spesso anche tra le pieghe delle nostre comunità cristiane. Tendiamo a dividere i colti dagli ignoranti, i presunti giusti da coloro che sbagliano e vivono nella penombra del peccato, i vicini dai lontani. Gesù ha fatto delle scelte precise: è passato in mezzo agli uomini, ha camminato sui sentieri polverosi della Palestina facendo del bene a tutti. Ma è partito sempre e comunque dalle periferie, dalla povera gente; la sua gloria ha illuminato il volto dei pastori, toccato il cuore dei pubblicani, ridato dignità a chi l’aveva perduta. Non sono i giusti che hanno bisogno di un atteggiamento di predilezione ma coloro che sono piagati nel corpo e nello spirito. E’ lo stesso Gesù che ci ricorda che è venuto “non per i sani ma per gli ammalati”. Una comunità che non mette ai primi posti i bisognosi rinnega Dio è la sua stessa missione diventando “giudice dai giudizi perversi”.