Il Santo del giorno: 10 Dicembre – San Gregorio III Papa

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SAN GREGORIOOriginario della Siria, Gregorio, figlio di Giovanni, nella sua giovinezza venne a Roma e serví la Chiesa arrivando ad essere prete, cardinale del titolo di S. Crisogono. Dopo la morte di Gregorio II egli fu, unanimemente, eletto papa e il 18 marzo 731 consacrato e intronizzato. Il fatto che ad un papa di nome Gregorio succedesse un altro dello stesso nome, creò qualche incertezza nella loro indicazione. Allora non c’era ancora uso di distinguere gli omonimi della serie papale con il numero ordinale. Perciò alcuni chiamarono Gregorio III, Gregorius iunior, cioè piú giovane rispetto a Gregorio II. Dovendosi però anche tener conto di Gregorio I, i cui scritti erano conosciuti e letti dappertutto, alcuni riservarono la denominazione Gregorius iunior a Gregorio II e chiamarono il suo successore, Gregorio III: Gregorius secundus iunior, altri, per allontanare l’inevitabile confusione cominciarono ad introdurre l’uso del numero ordinale, chiamando Gregorio III: Gregorius tertius. Quest’usanza si incontra poi applicata qua’che volta ai papi susseguenti, ma soltanto nei secc. X e XI divenne una pratica generale.
L’opera di Gregorio III si rivolse principalmente agli stessi grandi problemi, dei quali aveva dovuto occuparsi il suo immediato predecessore, cioè, la lotta contro l’iconoclastia, la conversione della Germania, la difesa del patrimonio di s. Pietro.
Subito dopo l’elezione, Gregorio III mandò il prete Giorgio come legato a Costantinopoli con lettere all’imperatore Leone III, l’Isaurico, sollecitandolo a revocare l’editto contro le sacre immagini. L’imperatore respinse l’intervento del papa, fece arrestare il legato appena giunto in Sicilia e lo mandò in esilio. Per Gregorio non rimase altro che convocare un sinodo e condannare solennemente la nuova eresia. Ciò fu fatto nel novembre 731 con la solenne conferma del culto delle sacre immagini e con la scomunica di tutti coloro che levassero, distruggessero, maltrattassero immagini di Cristo, della sua Madre, degli Apostoli e dei santi. Per sottolineare questa decisione Gregorio III fece restaurare la basilica di S. Pietro e ornare la Confessione del santo con sei nuove colonne d’onice, regalate dall’esarca Eutichio, e con un baldacchino di argento massiccio; vi aggiunse le statue del Salvatore degli Apostoli, della Madre di Dio e delle vergini. In una cappella costruita appositamente in S. Pietro e dedicata nel 732, fece riunire le reliquie degli apostoli, martiri e confessori, onorati in tutto il mondo. L’imperatore, sdegnato, spedí una flotta, ma la tempesta la disperse nell’Adriatico Allora Leone l’Isaurico ordinò la confisca dei patrimoni della Chiesa romana in Calabria e in Sicilia, e sottomise queste province e tutto il paese dell’IIlirico col vicariato di Tessalonica al patriarca di Costantinopoli. Le rimostranze e i reclami del papa non ebbero successo e quest’atto di prepotenza imperiale fu un motivo di piú per il distacco dei romani dall’Oriente e per la ricerca della protezione delle potenze dell’Occidente.
Dopo il naufragio della flotta imperiale, la città di Roma godette durante sei anni una relativa calma. Qualche turbamento venne dal fatto che i duchi di Spoleto e di Benevento si ribellarono contro il loro signore Liutprando, re dei Longobardi, trovando rifugio e protezione presso il papa; Liutprando si vendicò con rappresaglie e occupando territori sempre piú vicini a Roma. In questo momento critico Gregorio III, sollecitato dal popolo di Roma, si rivolse a Carlo Martello, il piú potente uomo dell’Occidente, protettore delle missioni cattoliche in Germania e liberatore della nazione dei Franchi dagli Arabi (vittoria presso Poitiers nel 732), implorando il suo soccorso per la difesa della Chiesa degli apostoli Pietro e Paolo. Alla prima richiesta di aiuto, Carlo non poté lasciare la guerra contro gli Arabi, ma sembra che egli abbia con una mossa diplomatica, indotto i Longobardi a ritirarsi da Roma. Gregorio III in questo caso agí come defensor civitatis, funzione legale, alla quale praticamente aveva rinunciato l’imperatore bizantino e che i romani avevano affidato al papa. Le monete romane recanti il nome di Gregorio III, sono un indizio sufficiente per conoscere in chi i cittadini romani avessero posta la loro fiducia.
L’evangelizzazione della Germania al tempo di Gregorio III ricevette una forma piú organizzata. Nel 732 Gregorio inviò a Bonifacio il pallio, facendolo cosí arcivescovo regionale, particolarmente unito alla S. Sede. Il nuovo arcivescovo aveva il compito di provvedere alla creazione delle nuove diocesi, alla scelta e consacrazione dei nuovi pastori. In primo luogo furono riorganizzate le diocesi di Baviera: Passau, Ratisbona, Salisburgo, Frisinga e Eichstatt. In Assia, Bonifacio eresse nel 741 la diocesi di Buraburg, in Turingia quella di Erfurt ed in Franconia quella di Wurzburg. Il papa scrisse lettere ai popoli di Assia e di Turingia, esortandoli ad abbandonare le pratiche pagane; ai vescovi di Baviera, raccomandando loro il suo legato e prescrivendo l’obbligo di tenere un sinodo due volte all’anno.
Come uomo Gregorio III fu stimato da tutti per le sue virtú e per la grande scienza; conosceva bene il greco e il latino, recitava tutti i salmi a memoria, parlava con grande eloquenza unita all’arte di persuadere. Il Liber Pontificalis osserva inoltre che egli “amava la povertà, riscattava gli schiavi, nutriva le vedove e gli orfani, era molto favorevole alla vita religiosa”. Accoglieva con grande ospitalità molti artisti orientali che fuggivano le persecuzioni iconoclaste. Ricostruí e restaurò molti monasteri e molte chiese a Roma, tra cui la basilica di S. Crisogono in Trastevere e la chiesa diaconale di S. Maria in Aquiro in Campo Marzio; rivestí di fogli di piombo il tetto del Pantheon. Affidò il servizio religioso nelle chiese e nelle cappelle da lui fondate o restaurate ai monaci dei monasteri adiacenti e prescrisse loro la recitazione del Breviario ad ore fisse di giorno e di notte. Si occupò parimenti del servizio religioso nelle chiese esistenti nei cimiteri romani. Sotto il suo pontificato furono quasi completati i restauri delle mura di Roma ed anche delle mura di Centumcellue per timore dei Saraceni che già erano arrivati in Sardegna e per paura di probabili sbarchi bizantini. Gregorio III era ormai il principe, almeno di fatto, del ducato romano. “Cosí nella complessa azione svolta con inesauribile energia da Gregorio III la Città Eterna aveva potuto misurare quali tesori di bene significasse per lei la potenza spirituale e materiale della Chiesa cattolica romana là dove l’ordinamento statale dell’impero si mostrava ormai o inerte o incapace, spesso esageratamente fiscale, talvolta uso ad imporre dottrine religiose contrarie ai suoi piú intimi sentimenti e perciò nemico” (Bertolini).
Dopo quasi undici anni di pontificato pieno di attività e ricco di avvenimenti, Gregorio III morí secondo alcuni il 27. secondo altri il 28 novembre 741. Fu sepolto nella Basilica Vaticana nell’oratorio che egli stesso aveva eretto per la custodia ed il culto delle reliquie. A tre lapidi marmoree che si trovavano affisse alle pareti dell’oratorio e contenenti il decreto sinodale sulla disciplina del servizio religioso nella stessa cappella, fu aggiunta una quarta lapide con le preghiere della Messa in suffragio. Il nome di Gregorio III si trova per la prima volta inserito nel Martirologio di Adone (sec. IX); nel Martirologio Romano era iscritto al 28 novembre, mentre oggi figura al 10 dicembre. La sua festa si celebrava a Roma il 28 novembre, ma nella recente revisione del Proprium romano (1963) è scomparsa.

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