Il suo si

Arianna-Tramontano__Vergine-Madre_g

«L’ultimo passo della ragione sta nel riconoscere che c’è un’infinità di cose che la superano. Essa [= la ragione] è debole se non arriva a capire questo».

Maria l’ha capito e, davanti alla storia, brilla come la creatura più ragionevole e, nello stes­so tempo, come la creatura più libera: anzi, la maestra di libertà E dal momento in cui ha pronunciato il Suo sì, Maria è coinvolta, per decisione dell’Altissi­mo, in un meraviglioso ruolo di collaborazione nell’opera della salvezza compiuta dal Suo Figlio. Jean-Paul Sartre, mentre era prigioniero a Tre-viri nel 1940, ebbe una autentica illuminazione riguardo alla singolare missione di Maria. E si espresse così: «Ciò che bisognerebbe dipingere sul viso di Ma­ria è uno stupore ansioso che non è apparso che una volta su un viso umano. Poiché il Cristo è il suo bambino, la carne della sua carne e il frutto del suo ventre. L’ha portato nove mesi e gli darà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio. E in certi momenti la tentazione è così forte che dimentica che è Dio. Lo stringe tra le sue braccia e dice: piccolo mio! Ma in altri momenti rimane interdetta e pensa: Dio è là! E si sente presa da un orrore religioso per questo Dio muto, per questo bambino terrificante. Poiché tutte le madri sono così attratte a momenti davanti a questo frammento ribelle della loro carne che è il loro bambino e si sentono in esilio davanti a questa nuova vita che è stata fatta con la loro vita e che popolano di pensieri estranei. Ma nessun bambino è stato più crudelmente e più rapidamente strap­pato a sua madre poiché egli è Dio ed è oltre tutto ciò che lei può immaginare. Ed è una dura prova per una madre aver vergo­gna di sé e della sua condizione umana davanti a suo figlio. Ma penso che ci sono anche altri mo­menti, rapidi e difficili, in cui sente nello stesso tempo che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che è Dio. Lo guarda e pensa: “Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. È fatta di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Mi rassomiglia. E Dio e mi asso­miglia”. E nessuna donna ha avuto dalla sorte il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolo che si può prende­re nelle braccia e coprire di baci, un Dio caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e che vive. Ed è in quei momenti che dipingerei Maria, se fossi pittore, e cercherei di rendere l’espressione di tenera audacia e di timidezza con cui protende il dito per toccare la dolce piccola pelle di questo bambino-Dio di cui sente sulle ginocchia il peso tiepido e che le sorride. Questo è tutto su Gesù e sulla Vergine Maria»

(J.P. Sartre, Bariona o il Figlio de/tuono, Cristian Marinotti, pp. 90-91).