Il Vangelo del giorno – 12 Maggio 2015 – lo vi dico la verità

Il Vangelo di oggi: Gv 16, 5-11

gesu paraclitoIn quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

Commento al Vangelo di oggi: lo vi dico la verità

«In verità, in verità io vi dico!». Le parole di Gesù agiscono, non sono un suono che passa: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno». Le «parole» di Gesù agiscono e ci rendono liberi: «La grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo» (Gv 1,17), «la Verità vi farà liberi» (Gv 8,32), e «se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero» (Gv 8,36). Per questo preghiamo ogni giorno il Padre: «Liberaci dal male».

elio toaffMentre scrivo apprendo della morte del Rabbino Elio Toaff che abbiamo conosciuto con il pontificato di Karol Wojtyla, oggi san Giovanni Paolo II. Da note autorevoli apprendo che Elio e Karol “si erano abbracciati due volte il 13 aprile del 1986 nella Sinagoga di Roma. Il Papa aveva chiamato “fratelli” quattro volte gli ebrei, che gli avevano battuto le mani nove volte. Una volta li aveva chiamati “fratelli maggiori” e quella parola impressionò il Rabbino Capo Toaff che la mise nel titolo del suo libro più noto: “Perfidi Giudei fratelli maggiori” (Mondadori 1987). Toaff aveva cinque anni più del Papa ed appariva davvero, nonostante la minore statura, come un fratello maggiore rispetto al vigoroso Wojtyla che si era perfettamente ripreso dall’attentato. Con quel volto che appariva segnato in ogni momento, anche in quelli sereni, dalla memoria delle sofferenze del suo popolo, il Rabbino accolse amichevolmente il Papa ma gli pose, esigente, la questione del riconoscimento di Israele, che allora per il Vaticano era tabù. Il riconoscimento papale di Israele arriverà nel 1993 e tra i passi che lo prepararono ci fu proprio la visita di Giovanni Paolo alla sinagoga di Roma che resta come il capolavoro del Rabbino del dialogo. Il momento più toccante si ebbe alla fine dello scambio dei discorsi, quando il coro della sinagoga intonò “Anì Maamìn” (Io credo), la professione di fede che gli ebrei nei campi di sterminio cantavano mentre venivano condotti alle camere a gas..”. Al di là dei numeri, di certo, il Papa si sarà commosso, di certo il Rabbino ne sarà stato lieto. Ecco, anche se con gli Ebrei non si può parlare di Resurrezione di Cristo, con i loro abbracci si può rispondere al “Dove vai?” del Vangelo. In quegli abbracci c’era la resurrezione dei giusti.