Il Vangelo del Giorno: Gesù vuole il nostro poco

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Siamo nella luce dell’Epifania, presenza velata che vuole manifestarsi nei nostri cuori e attraverso noi nel mondo. È l’avvenimento che deve illuminare questa settimana. Che cosa c’è di più importante nella vita, che amare con verità e tenerezza? Ci sono, infatti, tante caricature dell’amore.
L’amore non fa calcoli, si dona con sovrabbondanza, come le ceste piene di pezzi di pane che rimasero dopo che tutti ebbero mangiato a sazietà. La Parola di Dio fatta carne si fa nutrimento spirituale in ogni Eucaristia.
Riscopriamo il nostro stato di figli di Dio, di mendicanti di Dio. Al di fuori dell’amore, vedremo soltanto infantilismo, umiliazione. Nell’amore, comprenderemo che tutto è differente: siamo figli prediletti del Signore e dobbiamo comportarci con gli altri di conseguenza.

 

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».
E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti.
Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

 

Come i magi, cercatori di verità, abbiamo riconosciuto nel bambino di Nazareth lo sguardo di Dio e, tornando per un’altra strada alle nostre quotidianità, siamo chiamati ad annunciarlo, nonostante le nostre fragilità. Se abbiamo contemplato il suo volto nel Natale, se lo abbiamo riconosciuto nell’Epifania è proprio per potere raccontare il suo volto ai tanti che – intorno a noi – vivono nella dimenticanza di sé e di Dio. La gente ha fame, amici, non ve ne accorgete? E crede di saziare il proprio cuore col lavoro, con il benessere, con gli affetti. Tutte cose buone ma che – ahimé – non saziano il cuore, non lo riempiono. Dio solo può colmare il nostro bisogno di senso, la nostra nostalgia profonda. Ma ha bisogno di noi, della nostra generosità. Vorrei fermarmi oggi proprio su quel gesto, ingenuo all’apparenza, degli apostoli che, titubanti, offrono a Gesù la propria merenda. E avviene l’impossibile, come sappiamo. C’è un momento, nella nostra storia, in cui Gesù chiede la fede, di fidarsi, di credergli, di dare del nostro. Sarà poi lui a fare il miracolo. Sarà lui a sfamare noi e gli altri, sarà lui a moltiplicare all’infinito la nostra tiepida apertura di cuore. Ma la chiede. Gesù vuole il nostro poco, la nostra partecipazione. Lui, Dio ci tratta da pari e senza il nostro piccolo gesto di assenso non si muove. Il Signore chiede per la prima volta ai suoi discepoli di mettersi in gioco, finalmente. Abbandonatevi, amici, osate rischiare, finalmente, osate credere, date il poco che siete: sarà un miracolo, credetemi.      

briciole di vangelo

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