Vangelo di oggi

Il Vangelo del giorno – Lunedì 13 Maggio

Vangelo di Giovanni 16, 29-33

In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi.
Per questo crediamo che sei uscito da Dio». Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

Commento al Vangelo del giorno:

I discepoli di Gesù iniziano ad avere una comprensione più profonda di lui. Scoprono che Gesù possiede una conoscenza perfetta degli avvenimenti e dei cuori e sa offrire loro parole di cui hanno bisogno, che rispondono alle loro attese.
Ma la loro fede è insufficiente per capire e rimanere con Gesù nella sua ora, infatti non resistono alla prova della passione e ciascuno se ne va per conto suo lasciando solo Gesù.
Oggi Gesù rivela ancora una volta dove dimora, cioè nella sua relazione con il Padre.
«lo non sono solo perché il Padre è con me». È lui che ci raccoglie e riunisce per essere davvero suoi discepoli. Questa è la pace che Gesù dà a noi, al nostro cuore, la pace che viene da una presenza, da una comunione trinitaria, che mai ci abbandonerà.

Contemplo:

Maria poté ciò che sulla terra, cristianamente, è più importante dell’intendere, e può avverarsi unicamente perla stessa forza di Dio che a suo tempo dà pure l’intendere: ella credette, e lo fece in un tempo in cui, come non mai, nel vero e proprio senso della parola, a nessuno era dato credere. Se vi è qualche cosa che rivela la sua grandezza è l’esclamazione della sua parente:
«Beata te, che hai creduto!» (Lc 1,45). Essa racchiude tutt’e due le altre parole: «Ed essi non compresero ciò che aveva detto loro»; «però sua madre serbava in cuor suo tutte queste cose » (Lc 2,5051).
Maria credette. E doveva alimentare sempre nuova questa fede. Sempre più forte, sempre più tenace. La sua fede più grande di quella che l’uomo abbia mai avuto. Abramo sovrasta per la formidabile elevatezza della sua fede, ma a lei era chiesto di più che non ad Abramo.
Poiché il Santo che era nato da lei e che, crescendo, si allontanava da lei, saliva al di sopra di lei e, distolto da lei, viveva in una distanza infinita: averlo generato e nutrito e veduto nel suo abbandono, e non lasciarsi vilmente smarrire di fronte alla sua maestà, ma anche non esitare nel suo amore quando la sua protezione materna si trovò superata, e di tutto questo credere che così era giusto e che vi si compiva il volere di Dio; non stancarsi mai, non attediarsi mai, anzi tener duro e fare insieme, passo passo, per forza di fede, il cammino che la persona del figlio nel suo carattere arcano seguiva: ecco la sua grandezza!

   

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